Riflessioni dopo la protesta

Non una sommossa improvvisata, ma una mobilitazione con volti dietro, spontanea nella partecipazione, segno di un disagio concreto e diffuso.

di Nicola Baldarotta

Trapani la protesta di sabato: riflessioni a mente serena.

La protesta è stata promossa dal movimento “Futuro”, guidato da Valerio Antonini, che ha chiamato i cittadini in piazza per chiedere le dimissioni del sindaco Giacomo Tranchida e della sua giunta. L’evento si è tenuto in Piazza Vittorio Veneto / davanti a Palazzo d’Alì, e ha visto la partecipazione anche di esponenti dell’opposizione locale.
Secondo le fonti, in piazza c’erano circa 1600 persone ma, a rotazione, le duemila presenze ci sono state tutte. Numeri che, oggettivamente, dicono chiaramente che non è passata inosservata la presenza concreta e la decisione di molti cittadini di scendere in piazza, mostrando una mobilitazione reale, non solo mediata da social o dichiarazioni online.
Da quanto emerge, la manifestazione non è stata solo un gesto occasionale: rappresenta un segnale assai chiaro di stanchezza da parte della popolazione. Nei cartelli, nei cori e nei discorsi dal palco (“Te ne devi annà” rivolto al sindaco, slogan forti) si è respirato un malessere diffuso verso chi governa la città, con l’idea — più volte ribadita — che Trapani meriti un progetto diverso, più concreto e più attento alle reali necessità dei cittadini. Il fatto che un imprenditore locale con un progetto politico abbia potuto portare gente in piazza denota che la protesta non è stata soltanto istintiva, ma ha una componente organizzata e una capacità di catalizzare il disagio in forma politica. Per trasformare questo malessere in azione concreta e in possibili ricadute politiche serve ovviamente un percorso fatto di continuità, proposte alternative credibili, e capacità di aggregare esperienze diverse (associazioni civiche, altri partiti, cittadini comuni) attorno a un progetto serio di cambiamento.
In soldoni: la piazza c’era, e questo è un fatto importante. La manifestazione di sabato mattina a Trapani va letta come un importante campanello d’allarme per l’amministrazione comunale: non una sommossa improvvisata, ma una mobilitazione con volti dietro, spontanea nella partecipazione, segno di un disagio concreto e diffuso. Se da un lato la protesta ha messo in evidenza una forte componente di delusione verso le istituzioni locali, dall’altro mostra anche che quel malessere può — ed eventualmente dovrà — trasformarsi in proposta, se si vuole davvero incidere sul piano locale.
Presente l’opposizione consiliare, presenti associazioni e movimenti cittadini… tutto nato in meno di dieci giorni grazie, diciamolo chiaramente, alla forza di un uomo non trapanese che è riuscito lì dove nessun altro prima era riuscito.