di Mario Torrente
L’impianto è fermo dal 2014 ed in questi dieci anni di inattività la struttura, di proprietà della Regione, è stata vandalizzata e depredata, con i suoi moduli e le condotte che se ne restano in un silenzio quasi spettrale davanti alla Riserva delle Saline, con tutta l’avifauna che riempie di vita e biodiversità vasche e canali. Poco più avanti c’è il brusio del traffico dalla via del Sale mentre lungo il muro perimetrale è tutto un susseguirsi di rifiuti. Il che offre un quadro di totale degrado della zona.
E pensare che questa strada, nell’area industriale, è intitolata a Girolamo Fardella, “l’avvocato del popolo” che nel 1600 pagò con la vita l’avere guidato la rivolta del pane a Trapani, rimettendoci la testa che dopo la decapitazione, eseguita nel Castello di Terra, venne appesa davanti Palazzo Cavarretta a “monito” per eventuali future rivolte. E quasi cinque secoli dopo, la targa che ricorda chi difese i diritti del popolo trapanese è circondata da tanta spazzatura, mentre l’impianto, costato a suo tempo tanti soldi pubblici e che per anni ha dissetato un territorio sempre alle prese con i problemi di penuria d’acqua, versa in totale condizione di abbandono.
Tutto ciò mentre a Trapani si continua a fare i conti con i problemi legati all’erogazione idrica, per adesso in media ogni quattro giorni. Sempre altri guasti e interruzioni varie permettendo. Per di più con lo spettro della siccità che, se continuerà a non piovere, la prossima estate potrebbe fare scattare in Sicilia una vera e propria emergenza. La situazione comincia a farsi preoccupante tant’è che già si sta iniziando ad ipotizzare la necessità di puntare sulla dissalazione dell’acqua del mare per assicurare una regolare distribuzione idrica nelle città siciliane. Ma il dissalatore di Trapani, ormai, sembra proprio essere fuori dai giochi. Difficilmente potrà tornare in funzione. Sempre che non venga messo completamente a nuovo.
L’impianto, che risale ai primi dei anni Novanta, usava infatti una tecnologia ormai vecchia e ampiamente superata, con costi di gestione molto alti ed una qualità dell’acqua non proprio ottimale. Ed i danni accumulati in questi dieci anni di fermo sembrano proprio escludere ogni ipotesi di un suo ripristino. Si potrebbe invece ipotizzare, qualora ce ne fosse bisogno per fronteggiare l’emergenza siccità ed i cambiamenti climatici con sempre meno piovve e gli invasi quasi vuoti, la costruzione di un nuovo dissalatore, meglio se altrove, liberando così questa grande area che si trova davanti a vasche, mulini (i pochi rimasti) e canali, non reiterando così gli errori fatti in passato, ovvero l’avere messo un mega impianto del genere davanti alle saline ed accanto ad un depuratore, con le due condotte che inizialmente sarebbero pure dovute passare entrambe sotto la Riserva, con lo sbocco a mare previsto pressappoco nello stesso specchio d’acqua.
Uno scenario che venne scongiurato grazie all’istituzione dell’area protetta, con la tubatura del depuratore che venne spostata dalle parti di Salinagrande. Quella del dissalatore passa invece sotto la Riserva. Tra l’altro venne sistemata prima dello “spegnimento” dei moduli per la dissalazione dell’acqua marina. E la stessa stazione di pompaggio, sempre di proprietà della Regione, si trova in un ex mulino all’interno dell’area protetta e vicino al torrente Lenzi Baiata. Anche qui si pone la stessa domanda per il dissalatore: che ne facciamo della ex stazione di pompaggio?
Tra l’altro questa struttura è ben conservata con la torre conica del fu mulino in perfetto stato, per di più rivestita a suo tempo dagli ex proprietari con delle caratteristiche piastrelle color verde smeraldo che arrivarono direttamente da una fabbrica di Genova. Il che lo rendono decisamente particolare ed unico nel paesaggio delle saline. Questo edificio, che si trova in una delle zone più belle e suggestive della Riserva, potrebbe diventare strategica per una migliore fruizione dell’area protetta gestita dal Wwf, realizzando un percorso ad anello nell’area delle saline di Nubia. Tecnicamente, facendo anche il famoso ponticello di cui si parla dai tempi della pista ciclabile, collegando il percorso ciclo pedonale della via del Sale (mai ultimato) con gli itinerari di questa meravigliosa oasi di biodiversità tutta da scoprire.
In questo percorso l’ex stazione di pompaggio del dissalatore, che si potrebbe ribattezzare il “Mulino verde” per le sue piastrelle che ricordano tanti smeraldi attaccati a quella che fu una delle torri del vento delle saline, potrebbe diventare una struttura strategica per potenziare l’offerta turistica di tutta la macro area “Trapani-Paceco-Misiliscemi”, magari trasformando questo edificio in un polo culturale dedicato alla storia delle saline con un “taglio” agganciato con gli aspetti dell’archeologia industriale e mettendolo a sistema con altre realtà e siti dei mille ettari della Riserva.





















![Trapani Shark: nonostante il caos arriva la nona vittoria [GALLERY]](https://www.telesudweb.it/wp-content/uploads/2025/12/copertinashark-218x150.jpg)

















