Ormai è diventata regola ad ogni tornata elettorale amministrativa: chi più ne ha, più ne metta. Candidati di ogni risma – spesso solo esclusivamente per poter dire “ho fatto una lista” – in corsa per i rinnovi dei consigli comunali. Ed anche Erice non ha fatto difetto domenica scorsa, battendo ogni record: 19 liste con 304 candidati per 4 potenziali sindaci. Nel 2017, una in meno ma per 6 competitor. Le urne, a questo giro, hanno decretato ben 20 candidati con zero voti, 15 con uno e 11 con appena due voti. Fino a dieci voti, poi, una vagonata: ben 77 candidati. Totale, un mini esercito di 123 persone. Praticamente 8 liste. E stiamo parlando di appena 10 preferenze, ovvero una cifra fin troppo irrisoria anche solo per giustificare “il senso” di una candidatura.

Quindi, se i vari leader, movimenti, partiti, candidati sindaci, ecc…, non avessero forzato la mano a questi sventurati (perché di questo si tratta spesso, per un motivo o per un altro…), il 12 giugno ci sarebbero state “solo” 11 liste. Un numero tutto sommato accettabile per la dimensione di Erice. Ed invece, no; chiamare a raccolta quanta più gente possibile – tanto ogni voto non va disperso perché valido nei confronti del candidato sindaco di riferimento – sapendo perfettamente, quasi sempre, che il responso delle urne sarebbe stato questo.

Attenzione, una prassi trasversale, da destra a sinistra, ed in tutte le città. Con particolare accentuazione verso quell’area moderata, o peggio ancora di un civismo fasullo, che può far pendere da una parte o dall’altra della bilancia la vittoria a primo turno. Oppure, il prevalere rispetto ad un altro candidato. Sostanzialmente, inutile girarci intorno, ricatti politici. “Io ti faccio una lista, pure se non supera lo sbarramento poco importa perché tanto ti porto in dote quei 300/400 voti che possono fare la differenza”. Ca va sans dire, in cambio mi dai un assessorato o qualcos’altro.

Per carità, magari anche legittimo in politica. Ma espressione di quella della peggior risma. Spesso, fra l’altro, questi Signori, con infinita coerenza ed onestà intellettuale, sono quelli che lamentano maggiormente che “non c’è più la Politica” e la colpa è di feisbuk. Ancor più ridicolo gridare al complotto perché “i poteri forti” erano contro piuttosto che “la legge elettorale è sbagliata” quando sì è stati i primi a partecipare a questa malapolitica. La verità è una sola; bisognerebbe rivedere il sistema elettorale per le amministrative con una semplice correzione: invalidare i voti di lista per quelle che non superano il 5%. Così finirebbe questo teatrino di bassa lega ed ogni candidato sindaco ci penserebbe due volte prima di imbarcare figure senza alcun consenso sul territorio piuttosto che presentare liste su liste.

E questo, come si è visto, è stata una prassi trasversale in tutti i comuni che sono andati al voto negli ultimi anni. Fatto ciò, potrebbe anche bastare il 40% più uno dei voti validi. Sarebbero espressione di una politica sana con la consapevolezza che chi si è speso lo ha fatto convintamente per un progetto serio, qualunque esso sia, senza essersi prestato a ricatti e ricattucci di sorta. O almeno, limitare al massimo questi rischi.