“Per la prima volta, video e fotografie documentano con chiarezza quanto denunciato da anni: tra le fila dei presunti “guardacoste” libici ci sono trafficanti di esseri umani”. Le prove, raccolte da Mediterranea Saving Humans, mostrerebbero militari in divisa intenti a gettare in mare dieci ragazzi, davanti a una nave umanitaria. Sarebbero uomini della 111ª Brigata, unità d’élite agli ordini del Viceministro alla Difesa del governo di Tripoli.
Il materiale è stato consegnato oggi alla Procura di Trapani affinchè si proceda per tentato omicidio. I sopravvissuti avrebbero raccontato che altri quattro giovani, partiti con loro, sarebbero stati uccisi poco dopo l’imbarco.
Secondo Mediterranea, non si tratta di episodi isolati, ma del risultato di un sistema costruito ad arte: “La cosiddetta Guardia Costiera libica – l’accusa dell’organizzazione – è una copertura. I suoi componenti sono parte di reti criminali legate al traffico di persone, petrolio e armi. E l’Italia – con finanziamenti, mezzi e copertura diplomatica – ne è da anni complice diretta”.
Sotto accusa anche il ruolo dei servizi italiani, che secondo l’organizzazione avrebbero spiato le attività di soccorso dal 2019, intensificando le operazioni sotto il governo attuale con l’uso di tecnologie militari come il software Paragon Graphite. Il dossier è stato inviato anche alla Corte Penale Internazionale.


















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