Lo Stato, già nel 2012, ha approvato il “riequilibrio delle rappresentanze di genere” nei comuni e nei consigli regionali. Grazie a questa legge, i cittadini dei comuni superiori ai 5000 abitanti esprimono due preferenze (anziché una, come previsto in precedenza) purché riguardanti candidati di sesso diverso, pena l’annullamento della seconda preferenza.

Norma di riequilibrio della rappresentanza di genere, maschio femmina, che le Regioni hanno progressivamente recepito e, quando non lo hanno fatto, come in Puglia lo scorso anno, è intervenuto il Governo centrale con proprio decreto e successivo voto di ratifica del Parlamento. Di questo s’è parlato ieri nel dibattito sulla doppia preferenza di genere promosso da un gruppo di associazioni fra cui Arcidonna, che si è tenuto nella Sala Mattarella di Palazzo dei Normanni, a Palermo.

Per la deputata regionale Marianna Caronia il quadro normativo e giurisprudenziale è chiaro e non lascia alcun margine di dubbio: la Regione Siciliana non può sottrarsi ad una modifica della legge elettorale per inserire la doppia preferenza di genere. Se così non fosse si rischierebbe di innescare un cortocircuito istituzionale, con la possibilità di un commissariamento o addirittura ricorsi che potrebbero bloccare i processi elettorali.

Anche la deputata Eleonora Lo Curto è intervenuta affermando che la Sicilia non può rimanere l’unica regione insensibile alle norme statali che prevedono la parità di accesso alle cariche elettive e istituzionali. Il capogruppo del PD, Giuseppe Lupo, ha annunciato che è stato presentato un ddl per modificare la legge elettorale.

Al di là di aspetti giuridici e formali è giunto il tempo che l’ARS decida sul doppio voto di genere con voto palese volontario, rispetto al quale ogni singolo parlamentare si assumerà la responsabilità di fare uscire la Sicilia dal limbo della ambiguità e degli atteggiamenti di facciata o di farcela rimanere.