Oggi scuole chiuse, sulle ordinanze c’è però l’incognita dei ricorsi al Tar

Il focus sulle ordinanze di sospensione delle attività didattiche firmate nel week-end dai sindaci, ripercorrendo le scorse settimane a partire dall'aumento dei contagi registrato a dicembre ed il cambio dei protocolli disposto dall'Asp prima delle vacanze di Natale.

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di Mario Torrente

Dunque, oltre a Trapani, da oggi le scuole sono chiuse per l’emergenza covid in quasi tutti i comuni della provincia. Salvo novità nelle prossime ore, gli studenti saranno in dad, la didattica a distanza che consente agli studenti di fare lezione da casa in modo da evitare il rischio di contagio in classe. Ma non si sa fino a quando. Sulle ordinanze firmate dai sindaci pende infatti la spada di Damocle dei ricorsi che hanno già annullato molti provvedimenti in diverse città siciliane, come a Palermo ed a Messina mentre ieri è toccato a Siracusa, in zona arancione come tanti altri comuni dell’isola. Il Tar ha praticamente accolto la richiesta di sospensiva per il ricorso presentato dal Ministero dell’Istruzione. Il Tribunale amministrativo di Catania entrerà nel merito il prossimo 9 febbraio. Nel frattempo a Siracusa le scuole riapriranno e gli studenti torneranno in classe. E così come avvenuto negli altri comuni che avevano disposto la sospensione delle attività didattiche, lo stesso potrebbe accadere anche per le ordinanze firmate da molti sindaci del Trapanese qualora venisse presentato ricorso al Tar. Al momento tutte le ipotesi sono in campo. L’unica certezze, per adesso, sono le chiusure disposte nei giorni scorsi a partire da oggi. Solo il Comune di Trapani ha anticipato tutti facendo scattare la dad qualche giorno prima. Ma c’è da vedere se e quanto i provvedimenti, presi con il parere favorevole dell’Asp, “resisteranno” qualora venissero impugnati. Finora il Tar ha infatti accolto tutte le richieste di sospensiva finora presentate, facendo riaprire le scuole nei comuni dove erano state chiuse a causa dell’aumento dei positivi.

Vediamo di fare il punto della situazione, ripercorrendo quanto successo nelle scorse settimane, partendo dall’ultimo week-end.

SCUOLE CHIUSE IN QUASI TUTTI I COMUNI DEL TRAPANESE

In questo fine settimana i sindaci dei comuni della provincia di Trapani si sono affrettati a predisporre e firmare le ordinanze di chiusura delle scuole dei loro territori. Questo dopo la dichiarazione della zona arancione arrivata con ordinanza del presidente della Regione su richiesta dell’Asp, con tanto di scheda sulla situazione epidemiologica per ogni singolo Comune. La notizia del provvedimento è arrivata nella serata di giovedì 13 gennaio. Il giorno prima il sindaco Tranchida aveva emesso una propria ordinanza rinviando il rientro a scuola al 21 gennaio nell’ambito di un provvedimento più ampio di misure per fronteggiare l’emergenza covid. Ma una volta in zona arancione da Palazzo D’Alì è partita una richiesta di parere obbligatorio all’Asp, così come previsto dalla ordinanza regionale numero 1 del 7 gennaio, che prevede la possibilità di sospendere le lezioni anche in zona arancione. Norma richiamata nel parere favorevole alla dad arrivata dal Dipartimento di prevenzione venerdì 14 gennaio, dove nell’ottica di fronteggiare la diffusione del virus vengono dati altri suggerimenti. E così sabato 15 Tranchida firma una seconda ordinanza, dove conferma le misure previste in quella precedente, a partire dalla chiusura delle scuole, ed aggiungendone di altre, assieme ad una serie di raccomandazioni e rimandando alle tabelle del governo. Ma dando il via libera alla riapertura degli asili nido nella fascia di età da 0 a 3 anni

IL PARERE DELL’ASP E LE ORDINANZE DEI SINDACI

Intanto anche gli altri sindaci fanno partire le richieste di parere all’Asp, che arrivano tutte con parere favorevole alla dad. Scattano così, in quasi tutti i comuni della provincia di Trapani, le ordinanze per la sospensione delle attività didattiche a partire da domani, lunedì 17 gennaio. Alcuni sindaci, come a Salemi prevedono solo 6 giorni di chiusura, altri fino al 21 e altri ancora al 26 gennaio, visto che la nota del Dipartimento di prevenzione suggerisce dieci giorni di dad. Perchè di suggerimento si tratta. La decisione finale spetta infatti ai sindaci, in base alla normativa. Tant’è che c’è chi non ha chiuso le scuole, visto che non c’è un vero e proprio obbligo ma una facoltà data ai sindaci dopo avere acquisito il parere dell’Asp. Che come ovvio, non è vincolante, come non era vincolante la nota arrivata lo scorso 28 dicembre in cui l’azienda sanitaria dava delle indicazioni ai comuni dove si stavano registrando molti più casi di contagio. Che poi sono aumentati in maniera esponenziale nei giorni a seguire. Una situazione, sicuramente da non prendere sotto mano, successivamente “fotografata” dall’Asp nella richiesta di zona arancione per i comuni della provincia di Trapani inviata il 7 ed il 13 gennaio alla Regione. A cui ha dato seguito la Regione. Intanto anche gli altri sindaci fanno partire le richieste di parere all’Asp, che arrivano tutte con parere favorevole alla dad. Scattano così, in quasi tutti i comuni della provincia di Trapani, le ordinanze per la sospensione delle attività didattiche a partire da domani, lunedì 17 gennaio. Alcuni sindaci, come a Salemi prevedono solo 6 giorni di chiusura, altri fino al 21 e altri ancora al 26 gennaio, visto che la nota del Dipartimento di prevenzione suggerisce dieci giorni di dad. Perchè di suggerimento si tratta. La decisione finale spetta infatti ai sindaci, in base alla normativa. Tant’è che c’è chi non ha chiuso le scuole, visto che non c’è un vero e proprio obbligo ma una facoltà data ai sindaci dopo avere acquisito il parere dell’Asp. Che come ovvio, non è vincolante, come non era vincolante la nota arrivata lo scorso 28 dicembre in cui l’azienda sanitaria dava delle indicazioni ai comuni dove si stavano registrando molti più casi di contagio. Che poi sono aumentati in maniera esponenziale nei giorni a seguire. Una situazione, sicuramente da non prendere sotto mano, successivamente “fotografata” dall’Asp nella richiesta di zona arancione per i comuni della provincia di Trapani inviata il 7 ed il 13 gennaio alla Regione.

UN’ORDINANZA REGIONALE ED UN LEGGE NAZIONALE (DOPO IL DECRETO)

Con l’istituzione della zona arancione il confronto si è focalizzato sempre di più sulla possibilità di chiudere le scuole o meno. E dopo lo slittamento di tre giorni della riapertura degli istituti in Sicilia, dopo la decisione del governo regionale di tornare in classe il confronto si è spostato dentro l’Anci, con diversi sindaci sempre più decisi a rinviare il ritorno in classe in presenza. Il nodo è però normativo. In base all’ordinanza regionale numero 1 del 7 gennaio 2022 a firma del presidente Musumeci, nell’articolo 2 per le zone arancione è prevista la possibilità di sospendere le attività didattiche previo parere dell’Asp. Norma espressamente citata nelle note del Dipartimento di prevenzione, quelle del parere favorevole alla dad inviate ai sindaci in questi giorni, assieme alla circolare degli assessorati alla formazione e salute della Regione. Ma la norma nazionale parla invece solo di zone rosse. La legge numero 133 del 24 settembre 2021, al comma 4 dell’articolo 1 prevede la possibilità di deroga per i sindaci solo per la zona rossa, anche se nell’iniziale decreto legge, il numero 111 del 6 agosto 2021, si parlava anche di arancione. In sede di conversione del decreto in legge è stata però cassata la parte “o zona arancione”. Il passaggio successivo continua poi con “e in circostanze di eccezionale e straordinaria necessità dovuta all’insorgenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus SARS-CoV-2 o di sue varianti nella popolazione scolastica”.

LE RICHIESTE PER LA DAD NELLA CONFERENZA DEI SINDACI

Tra l’altro, la questione della chiusura delle scuole era stata affrontata, oltre che in sede di Anci Sicilia, anche durante la riunione della conferenza dei sindaci dello scorso 7 gennaio convocata da Tranchida a Palazzo D’Alì. Durante quell’incontro il presidente dell’Ordine dei Medici di Trapani Vito Barraco, parlando anche a nome dei pediatri, si era espresso per un rinvio delle lezioni in presenza, che era stato anche sollecitato, in una nota inviata al sindaco Tranchida, da diversi dirigenti scolatici del territorio del Comune di Trapani. E durante quella riunione, il referente di medicina scolastica dell’Asp Orazio Mistretta, collegato in videoconferenza, aveva consigliato un po’ più di cautela. Ancora non c’era la dichiarazione di zona arancione ma il rinvio di qualche settimana sembrava la cosa più sensata da fare per bloccare l’aumento dei contagi ed il dilagare del covid-19, anche nell’ottica di fare modo di fare vaccinare i bambini della fascia 0-12 anni. Altro aspetto emerso nel corso della riunione, quello degli assembramenti che si vanno a creano all’ingresso e all’uscita gli istituti che mal si conciliano con il distanziamento sociale. E c’è poi l’aspetto della movimentazione ed i trasporti per raggiungere le scuole. Tutto questo mentre i contagi erano in crescita esponenziale, con sempre maggiore preoccupazione dei sindaci anche alla luce di quanto successo prima delle vacanze di Natale. Poco meno di un mese prima l’Asp aveva infatti cambiato i protocolli di sicurezza nelle scuole proprio davanti al dilagare dei casi nelle classi che portò: già a metà dicembre tante famiglie erano in coda alla Cittadella della Salute per fare i due tamponi, T0 e T5, ai loro bambini. Molti uscirono positivi e passarono le festività natalizie in quarantena.

COSA E’ SUCCESSO A DICEMBRE NELLE SCUOLE

A dicembre la situazione nelle situazione nelle scuole si era andata aggravando sempre più, diventando più difficile da gestire di giorno in giorno. Tant’è che il 17 dicembre, esattamente un mese addietro, il Dipartimento di prevenzione, in una nota inviata all’ufficio scolastico provinciale, aveva comunicato il cambiamento dei protocolli di sicurezza per tutta la provincia di Trapani, andando in deroga alle disposizioni nazionali. In quelle settimane si andava infatti registrando un numero crescente di positivi nelle classi. E al Dipartimento di prevenzione, come spiegato dal referente di medicina scolastica dell’Asp Orazio Mistretta, si erano accorti che qualcosa non andava, con la situazione che si andava aggravando di giorno in giorno. Da qui la decisione di fronteggiare l’aumento dei casi mettendo misure più stringenti.

IL PROTOCOLLO NAZIONALE E LA DEROGA DISPOSTA DALL’ASP DI TRAPANI

In base al protocollo nazionale, quello attualmente in vigore, con un solo positivo in aula non scatta infatti la quarantena per tutta la classe, come era prima, ma solo l’obbligo di tampone, il T0, da parte dell’Uscas. Con convocazione ufficiale alla Cittadella della Salute. E se al T0 non escono altri altri positivi, allora si torna tutti a scuola in presenza, come ovvio tranne lo studente positivo, senza alcuna quarantena preventiva per gli altri. Sempre in base al nuovo protocollo nazionale, nella classe in “osservazione” dopo 5 giorni è previsto un secondo tampone di sorveglianza, il T5. Ed in questo secondo test, durante gli screening scattati alla Cittadella della salute a dicembre, venivano fuori altri positivi nella stessa classe. Che a questo punto andava tutta in quarantena. Solo che, tra un tampone e all’altro, avendo sviluppato la positività tra il T0 ed il T5 ma non essendo stati in isolamento, nel frattempo si era potuto trasmettere il virus ad altre persone, come i propri famigliari, parenti e amici.

LA NECESSITA’ DI FRONTEGGIARE L’AUMENTO DEI CONTAGI

Un dato probabilmente legato ai tempi di incubazione del virus tra il contatto con un positivo ed i tempi per sviluppare la malattia e la possibilità di contagio se asintomatico, notato dal Dipartimento di prevenzione che per fronteggiare l’aumento dei casi nelle scuole è subito corso ai ripari, cambiando protocollo: tutti in quarantena anche con un solo positivo in classe e tampone dopo dieci giorni. Questo per bloccare sul nascere ogni potenziale focolaio nelle scuole. Un’azione preventiva che avrà sicuramente evitato altri contagi e quarantene a tante famiglie. Come ovvio, resta in vigore il protocollo nazionale ed al rientro a scuola bisognerà attenersi alle disposizioni del governo, quindi niente quarantena per tutta la classe con un solo positivo e tampone T0 per tutti. Se al primo screening i compagni di classe sono negativi, si torna sui banchi di scuola. Ma se al secondo tampone escono altri positivi la classe va in isolamento con la didattica a distanza.

NATALE IN QUARANTENA PER TANTI BAMBINI CON LE LORO FAMIGLIE

Ma a dicembre i protocolli nazionali non sembrano avere retto l’aumento dei contagi nelle scuole nel Trapanese. Tutt’altro. Già a metà dicembre, prima dell’introduzione del T10 in ambito provinciale, in tanti si erano infettati e le lunghe file, con tempi di attesa anche di oltre un’ora alla Cittadella della salute con i bambini accompagnati dai loro genitori per fare i tampone nei drive-in, sommando gli elenchi del T0 e del T5, sono stati un primo campanello di allarme di ciò che stava per accadere, con impennata di contagi e la corsa ai tamponi ed alle mascherine FFP 2 tra Natale e Capodanno. Epifania compresa. Da qui la decisione del Dipartimento di prevenzione venerdì 17 dicembre, che si è preso la responsabilità di cambiare i protocolli in ambito provinciale per mettere in sicurezza gli studenti e le loro famiglie. Soprattutto quelli delle elementari, che ancora non erano vaccinati.

DAL 16 DICEMBRE CI SONO I VACCINI PER I BAMBINI

I vaccini per la fascia 5-12 anni sono infatti scattati il 16 dicembre. Ma in quei giorni a Trapani e dintorni già c’erano molti bambini e ragazzi positivi, con al seguito le loro famiglie. Ed i casi in forte crescita. Un dato tra tutti rende l’idea: dal 6 al 12 dicembre il tasso di incidenza sulla popolazione era di 156×100.000 abitanti, ben tre volte superiore rispetto a quello ottimale, pari a 50×100.000 abitante. E mentre il covid galoppava nel Trapanese, i bambini, non ancora vaccinati, si infettavano, ammalandosi. Non tutti infatti se la cavano con un semplice raffreddore. Come spiegato dallo stesso dottore Mistretta, nel 15 per cento dei casi la malattia può manifestarsi in forma grave, con bambini che possono anche finire in ospedale. E poi ci sono altri aspetti, legati al long-covid. Ma sembra che ci sia pure al rischio, dopo diversi settimane da quando si sono infettati, della Mis-C per i bambini che hanno avuto il covid. Si tratta della sindrome infiammatoria multisistemica che è una patologia che può anche avere delle gravi conseguenze. Un motivo in più per evitare i contagi tra i bambini ed a metterli in sicurezza, anche attraverso la vaccinazione e la mascherine FFP2, che in base alle situazioni ed alla presenza di alcuni casi di positività, diventano obbligatorie nelle classi. Ma che al momento, secondo quanto fatto sapere dalla Cgil, nessuna scuola del territorio trapanese ha ricevuto. Mascherine che il governo nazionale aveva assicurato di inviare per il ritorno a scuola dopo le vacanze natalizie.