Le tre domande della domenica a…

La vicenda dei due youtuber che hanno ucciso, travolgendo l’auto guidata dalla sua mamma, un bimbo di 5 anni, è l’ennesimo segnale di una società che sembra vivere per apparire sui social network.
Il suo libro, Alice nel lato oscuro, parla proprio di queste sfide assurde molto in voga fra i giovani.
Ha girato l’Italia per raccontare il suo romanzo, ritiene sia un “problema” da affrontare a livello politico in Parlamento?

Vivere per apparire sui social. E’ la frase più giusta per descrivere la realtà in cui stiamo crescendo i nostri figli. Aggiungo: vivere per apparire sui social e raggiungere successo e ricchezza con la nuova professione dell’influencer. Quest’ultima terribile vicenda è solo la punta dell’iceberg di un problema sociale che urge affrontare. Ma è necessario che si affronti in famiglia e a scuola prima ancora che a livello politico. Il vero problema sta nell’assenza di figure di riferimento che spieghino quali sono i veri valori che la società dovrebbe incarnare. Purtroppo mi rendo conto che la nostra attuale società continua a proporre modelli sociali assolutamente sbagliati. In particolare la categoria degli influencer che descrivono una realtà in cui l’ostentazione della ricchezza è più importante della cultura personale. E purtroppo queste influenze negative non vengono sufficientemente filtrate all’interno delle famiglie, troppo spesso impegnate a rincorrere obiettivi assolutamente secondari rispetto ai nostri figli. E a volte ciò si verifica anche all’interno del contesto scolastico. Certamente un intervento politico, magari di carattere legislativo, servirebbe soprattutto a porre l’accento sulla necessità di parlare di questa piaga sociale fuori controllo, che ha raggiunto livelli di pericolosità che stiamo sottovalutando. Ma è necessario che il primo decisivo intervento venga fatto dalle famiglie. Perchè se mio figlio di appena vent’anni fosse nelle condizioni di affittare una Lamborghini da genitore quanto meno me ne preoccuperei.

Ha avuto raccontate vicende come quella narrata nel suo romanzo?

Purtroppo si. E sono storie di genitori disperati che si sono resi conto in ritardo del disagio che i propri figli stavano vivendo. Ritardo causato dalla loro assenza in famiglia, spesso dovuta ai ritmi troppo serrati che la vita ci impone. Le challenge che racconto nel mio romanzo non sono frutto della mia fantasia, ma tratte da storie vere di cui i media ci parlano troppo poco. Storie forse troppo crude che pongono la nostra società davanti ai propri errori e alla propria superficialità.

Una fiera del libro in provincia di Trapani. Utopia?

Negli ultimi anni la Provincia di Trapani si è distinta per la numerosità degli eventi di carattere culturale e per l’elevata qualità degli stessi. Diverse rassegne letterarie hanno raggiunto anche rilevanza nazionale. Bisognerebbe fare sistema tra le varie anime che negli anni si sono occupate di cultura in Provincia. Dobbiamo cercare di ricostruire la nostra società ripartendo dai libri. E perchè non farlo partendo proprio da una Fiera del Libro tutta trapanese? Da un punto di vista culturale, questa Provincia ha tutte le carte in regola per realizzarla.