A processo i marittimi dei pescherecci sequestrati in Libia

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Avrebbero violato i confini delle acque territoriali libiche

I pescatori di Mazara del Vallo sequestrati in Libia andranno a processo. L’ha fatto sapere il presidente della commissione Affari esteri di Tobruk, Yusuf Al-Agouri in un’intervista al quotidiano La Stampa: «Come abbiamo detto alle autorità italiane, i natanti sono stati fermati perché svolgevano attività di pesca nella zona economica esclusiva della Libia, secondo le segnalazioni ricevute, il fatto è considerato una violazione della legge libica. Da parte nostra rinnoviamo la richiesta di rimpatrio dei calciatori libici arrestati in Italia che avevamo avanzato prima della vicenda dei pescherecci».

Lo scorso primo settembre i motopesca Medinea ed Antartide sono stati fermati dagli uomini del generale Haftar a 35 miglia a nord di Bengasi, in un’area di pesca che la Libia ritiene di esclusiva  competenza.

Nei giorni scorsi, in video conferenza, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio aveva assicurato il massimo impegno del governo per una risoluzione positiva della vicenda escludendo che fosse pervenuta alcuna richiesta di estradizione dei presunti scafisti libici, condannati a 30 anni per traffico di essere umani e omicidio, in cambio della liberazione dei 18 marittimi.

Nel frattempo cresce l’ansia e la preoccupazione dei familiari. Rosetta Ingargiola, madre di uno dei marinai, ha fatto sapere di essere riuscita a sentire il figlio al telefono che le ha domando aiuto. “Noi non possiamo rimanere fermi- ha detto la donna-, siamo pronti a manifestare: i nostri uomini sono andati in mare per guadagnarsi da vivere e il mare non è un gioco. Voglio riabbracciare mio figlio e tutti gli altri marittimi».