Omicidio di Palermo: Giuseppe Cangemi ha scelto di non rispondere

È accusato di aver assassinato il cognato, Stefano Gaglio, ucciso davanti alla farmacia in cui lavorava come magazziniere a Palermo. Giuseppe Cangemi, oggi in aula davanti al giudice per le indagini preliminari Lorenzo Chiaramonte, ha scelto di non rispondere. Durante l’udienza il suo comportamento non è passato inosservato: gesti strani, saluti rivolti a persone inesistenti.

Un atteggiamento che richiama quello già mostrato subito dopo l’arresto negli uffici della Squadra Mobile. Il gip si è riservato sulla misura cautelare. La difesa, guidata dall’avvocato Salvino Pantuso, esclude il carcere sostenendo che Cangemi sia affetto da schizofrenia e debba essere ricoverato in una clinica specializzata. Sul movente restano ancora molti dubbi.

L’omicidio sembra intrecciarsi con vecchi rancori e questioni familiari legate ad un’appartamento che insiste nel cuore della quartiere Kalsa. Cangemi avrebbe deciso di donarla ai nipoti, escludendo i figli dall’eredità. Sarebbe stato proprio Gaglio, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, a informare i ragazzi, provocando l’ira del cognato.

Poche giorni prima del delitto, i due avrebbero avuto una telefonata dai toni accesissimi. Quando si è presentato in questura, ormai braccato, Cangemi aveva con sé il revolver usato per sparare. Ha raccontato di averlo trovato in un cassonetto e di averlo nascosto per un anno e mezzo sul posto di lavoro, alla Rap, dove era impiegato.

Una versione giudicata inverosimile dagli investigatori. La procura, con i pubblici ministeri Maurizio Bonaccorso e Gaetano Bosco, sta cercando di ricostruire il percorso dell’arma, convinta che non possa essere arrivata a Cangemi per caso.

Sullo sfondo, i suoi legami con ambienti criminali della Kalsa. Il suo nome compare infatti nell’inchiesta del maxi-blitz che lo scorso mese di febbraio ha colpito il mandamento di Porta Nuova. Ora la decisione spetta al giudice: da una parte la procura chiede il carcere, dall’altra la difesa punta a un ricovero psichiatrico.