Siciliacque e il credito scomparso: Trapani da creditore a debitore

Trapani aveva un credito di 2 milioni di euro nei confronti di Siciliacque. Oggi non solo quel credito è sparito, ma il Comune si ritrova a doverne pagare altrettanti. Due milioni da ricevere diventati due milioni da dare. È l’effetto di una gestione che negli anni della prima amministrazione Tranchida ha preferito comprare acqua già pronta invece di riparare i pozzi comunali di Bresciana.

La storia è scritta nei bilanci di Siciliacque: quasi 4 milioni di euro spesi in forniture idriche, con i pozzi comunali lasciati in secondo piano. Pozzi che avrebbero potuto garantire autonomia, ma che invece sono rimasti guasti, inefficienti, fermi.

Il sindaco Tranchida, nella sua ultima conferenza stampa, ha parlato di «155 litri al secondo» in arrivo da Bresciana, un traguardo che – se raggiunto – segnerebbe un record. Ma mentre si attendono litri e promesse, resta un dato certo: i conti del Comune si sono ribaltati. Da creditore a debitore. E senza che la città abbia visto un reale miglioramento del servizio.

Perché? È la domanda che non trova risposta.
Perché spendere milioni per acquistare acqua quando i pozzi comunali avrebbero potuto essere rimessi in funzione con un investimento mirato? Perché trasformare un credito in un debito, impoverendo le casse comunali e aggravando la sete dei cittadini? E perché questa scelta, mentre il centro storico e le zone alte della città continuavano a patire disagi quotidiani?

Ma andiamo con i numeri. 2 milioni di euro era il credito del Comune di Trapani nei confronti di Siciliacque. Due milioni di euro, adesso, è l’attuale debito dopo le forniture acquisite. Quasi quattro milioni di euro, invece, la spesa complessiva sostenuta dal Comune dal 2018 in poi per comprare acqua invece di sistemare i pozzi di Bresciana.

Una compensazione di conti e fatture che ha permesso a Siciliacque di incassare, lasciando Trapani con il portafoglio più leggero e i rubinetti sempre incerti.

Il Comune rivendica di essere al lavoro per immettere acqua pulita dai pozzi, e annuncia risultati imminenti. Ma intanto gli accordi firmati con Siciliacque dicono altro: i soldi sono usciti, le fatture si accumulano, i debiti crescono.
La città continua a soffrire le stesse criticità idriche, soprattutto nelle aree storiche e collinari, senza che le spese straordinarie abbiano portato un beneficio concreto.

Trapani ha sete. I cittadini la vivono ogni giorno, aprendo i rubinetti. Ma ha sete anche il Comune: sete di fondi, prosciugati da decisioni discutibili e da scelte che hanno capovolto i conti.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: da creditore a debitore, da fornitore a cliente, da città che poteva contare sui propri pozzi a città che ha comprato acqua a peso d’oro.

E mentre i numeri parlano chiaro, le domande restano aperte. Domande che meritano risposte, prima ancora dei 155 litri promessi: Chi ha deciso, negli anni passati, di spendere milioni per acquistare acqua invece di riparare i pozzi? Perché i cittadini devono pagare due volte, con le tasse e con la sete? Per quanto ancora Trapani dovrà accontentarsi di annunci e promesse, mentre i conti del Comune affogano?