Crisi idrica, Quinci: «Siamo all’emergenza dell’emergenza»

Il presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani e sindaco di Mazara del Vallo, Salvatore Quinci, lancia un nuovo allarme sulla situazione idrica del territorio, definita «l’emergenza dell’emergenza». Secondo Quinci, le preoccupazioni dei Comuni trapanesi sono «legittime e condivisibili», e senza interventi decisi «si rischia un pericoloso conto alla rovescia» che potrebbe lasciare intere città senz’acqua.

Quinci sollecita Regione, Genio Civile, Protezione Civile e Autorità di Bacino – insieme all’ATI – a individuare soluzioni efficaci che vadano oltre la gestione della crisi in corso: «Occorre porre le basi per ridefinire il sistema di approvvigionamento idrico dei nostri territori».

Per il presidente, la Cabina di regia regionale deve assumere un ruolo di primo piano.

Tra i nodi principali indicati da Quinci c’è il mancato recupero di portata dell’invaso Garcia, definito «un’anomalia su cui indagare», un elemento che ostacola qualsiasi ricostruzione del sistema idrico. Altra criticità è la situazione della diga Trinità, ormai al limite: «Ancora pochi centimetri e l’acqua sarà scaricata in mare».

Da qui la richiesta di valutare se il trasferimento dell’acqua del Lago Arancio da parte di Siciliacque possa attivarsi in automatico nelle fasi più critiche.

Il presidente pone inoltre un interrogativo sull’utilizzo estivo di cinque milioni di metri cubi d’acqua per uso irriguo, chiedendo se fosse sostenuto da un adeguato presupposto tecnico. Nessuna ricerca di responsabilità individuali, sottolinea, ma la necessità di «conoscere la cinghia di trasmissione delle decisioni» che hanno portato all’attuale scenario.

Pur riconoscendo i «passi avanti concreti» dell’ATI idrico trapanese sotto la presidenza Gruppuso, Quinci sostiene che il percorso verso il gestore unico debba essere inserito in un nuovo quadro istituzionale, calibrato sulle esigenze del territorio. In questo senso, definisce «emblematica» la vertenza dei Comuni ex EAS, con la Regione intenzionata a rifondere Siciliacque rivalendosi poi sulle amministrazioni locali.

«L’acqua è un bene inalienabile, la sua distribuzione un servizio inattaccabile», conclude Quinci. «Ma alla fine ci sono sempre loro, i cittadini».