Rischio idrogeologico e alluvioni: ecco perchè fu piantato il bosco di Martogna

Il focus dedicato al sistema di raccolta delle acque nella montagna di Erice, con l’occhio rivolto al rischio idrogeologico ed alle alluvioni. Oggi parliamo della storia dell’area demaniale di Martogna e del motivo per cui venne impiantato il bosco, andato a fuoco per metà nell’incendio dello scorso 5 maggio.

Il focus dedicato al sistema di raccolta delle acque nella montagna di Erice, con l’occhio rivolto al rischio idrogeologico ed alle alluvioni.

di Mario Torrente

Dopo l’incendio dello scorso 5 maggio nel versante di Martogna e Sant’Anna della Montagna di Erice, il venir meno della vegetazione e degli alberi andati a fuoco potrebbe aver creato le condizioni per un rapido scorrere delle acque piovane con un deflusso solido-liquido a valle. Del resto il bosco di Martogna, come ricordato dall’esperto Forestale Giacomo Coppola, venne impiantato proprio per fronteggiare il rischio idrogeologico in questo lato del Monte.

Dopo l ‘alluvione del 1976 venne infatti istituita, nel maggio del 1978, una apposita commissione di studio al centro di cultura ” Ettore Majorana “che oltre a pronunciarsi per un progetto urgente del canale di gronda, invitò l’Ispettorato Ripartimentale delle Foreste di Trapani a ripristinare la copertura forestale nella montagna di Erice su una superficie più ampia possibile per una più efficace sistemazione dei suoli e regimazione idrica.

Fra le priorità che Domenico Cavarretta, il dirigente forestale di allora, elaborò ci fu l’aumento del manto boscato con sistematiche piantagioni, ottenendo in poco più di un decennio, dal 1979 al 1992, una copertura arborea del 70% sul versante ovest del Monte. Ma negli ultimi anni con il ripetersi quasi annuale degli incendi su Erice ,questa copertura forestale si è notevolmente ridotta con le conseguenze che sappiamo tutti. “In quegli anni – ha tenuto ancora sottolineare Giacomo Coppola le istituzioni erano rappresentate da figure o gruppi di persone che associavano la competenza all’amore per il territorio”.

Un modello che forse sarebbe il caso di riproporre a maggior ragione dopo gli incendi che hanno devastato il patrimonio naturalistico. Tra l’altro la parte del bosco bruciata nell’incendio dello scorso 5 maggio si trova sopra la strada provinciale per Erice. Gli alberi andati a fuoco erano proprio quelli piantati per ancorare il suolo con le loro radici. Furono i primi messi a dimora alla fine degli anni Settanta e per più di 40 anni hanno trattenuto il terreno, evitando frane e smottamenti

In questo stesso periodo, oltre al bosco, venne realizzato un sistema di canalizzazione che rappresentava in tutto e per tutto un’opera di ingegneria idraulica per salvaguardare la zona ed il sottostante centro abitato anche attraverso il grande canale, quello che passa sotto la strada che da Martogna arriva ad Erice. Qui confluivano acque piovane raccolte nell’area demaniale, mentre nel lago artificiale antincendio finivano quelle che scendevano dal belevedere San Nicola lungo la strada e la zona di Sant’Anna.

Ed attraverso un sistema di raccolta, canalette e condotte, l’acqua veniva fatta uscire nello scarico del canale, praticamente tra i due cancelli di ingresso. Da qui proseguiva per il canale di gronda. Insomma, la Forestale aveva studiato un valido sistema di deflusso e raccolta delle acque piovane. Un’opera realizzata in un periodo dove, dopo le alluvioni (ed i morti) degli anni Sessanta e Settanta, si cercò di correre ai ripari costruendo le fognature in città ed il canale di gronda in montagna.

Ma nel 2022 le cose sono cambiate e l’acqua piovana non viene più convogliata come una volta nel sistema di raccolta messo a punto quaranta e passa anni fa: i canali in molti tratti sono ostruiti da detriti e vegetazione. In molti casi c’è anche spazzatura abbandonata. E così l’acqua si fa strada liberamente dove trova spazio, scendendo lungo la montagna in tanti rivoli, formando in alcuni tratti veri e propri torrenti: scavando profondi solchi e addirittura scoperchiando strade, come nel caso di Sant’Anna, dove i nubifragi dei giorni scorsi hanno anche fatto riaffiorare l’antico basolato, ciò che resta della originaria pavimentazione di questo percorso che collegava Trapani con Erice.

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