“Vi spiego perchè è così importante la Riserva della Saline di Trapani e Paceco”

Per la rubrica “Le Tre Domande della Domenica”, l'intervista al direttore della Riserva delle Saline di Trapani e Paceco Silvana Piacentino.

Per la rubrica “Le Tre Domande della Domenica”, l’intervista al direttore della Riserva delle Saline di Trapani e Paceco Silvana Piacentino.

Cosa rappresenta la Riserva delle Saline di Trapani e Paceco nel panorama naturalistico siciliano? Perchè è così importante?

I motivi della sua importanza in termini naturalistici sono diversi, se volessimo riassumere potremmo dire che l’area umida che trova la sua massima espressione nelle saline racchiude una grande ricchezza di ambienti, di specie vegetali, animali, microorganismi, in una parola rappresenta un’area ricca di biodiversità. La Riserva è un ponte tra due continenti l’Europa e l’Africa, le saline hanno infatti per posizione geografica, una grande importanza per gli uccelli migratori trovandosi lungo un’importante rotta migratoria. In primavera gli uccelli che giungono dall’Africa dopo aver attraversato il canale di Sicilia diretti verso Nord, trovano nelle saline un luogo di sosta e di alimentazione per recuperare le energie perdute durante il volo migratorio, la stessa cosa avviene in autunno quando gli uccelli dirigendosi verso Sud si fermano prima di attraversare il canale di Sicilia insieme alla prole in un volo di circa 140 km tra capo Bon ed il litorale trapanese. Numerosi sono inoltre, gli uccelli svernanti, ovvero quelli che trascorrono i mesi invernali presso la riserva e poi ancora i nidificanti, per un totale di oltre 230 specie censite, tra queste vi sono le specie nidificanti sin dall’istituzione della riserva come: il Cavaliere d’Italia, l’Avocetta, il Fratino, il Fraticello ed i nuovi nidificanti, negli anni successivi all’istituzione, solo per elencarne alcune: la Volpoca, la Garzetta, il Gabbiano roseo, la Pettegola oltre a quelle specie come i Fenicotteri rosa passati dalle iniziali poche decine agli oltre 1200 individui di oggi.
Le saline, pur essendo ambienti artificiali, modificati e controllati dall’uomo, destinate alla produzione del sale, costituiscono un ambiente particolarmente vantaggioso per gli uccelli acquatici. La presenza di vasche con diversa salinità e profondità, consente la contemporanea presenza di tante specie di uccelli che si cibano dei vari organismi che trovano ospitalità nei diversi ordini di vasche pesci, molluschi, crostacei, alghe.

In questi anni avete portato avanti un grande lavori di difesa e conservazione dell’ambiente. Com’è cambiata quest’area rispetto a com’era negli anni Novanta quando venne costituita?

Il cambiamento ed i risultati raggiunti sono sotto gli occhi di tutti, l’espansione della città verso sud e le previsioni urbanistiche di un tempo, insieme alla crisi di quegli anni del settore salino avrebbero certamente comportato l’alterazione o la distruzione delle saline in tutto o in parte e con esse vi sarebbe stata la distruzione dell’ambiente naturale che ospita le diverse specie di piante, di uccelli e di insetti. Tra gli esempi in tal senso della trasformazione del territorio sono la distruzione delle saline contigue alla città come la salina Collegio ed il parziale interramento di altre come la salina Reda solo per citarne alcune.
L’Ente Gestore della Riserva dall’indomani dell’affidamento dell’area, che ricordiamo essere proprietà privata luogo di lavoro per la produzione del prezioso sale marino, ha assolto al ruolo che gli compete, ossia la gestione dell’area finalizzata alla conservazione di habitat e specie, che ha realizzato attraverso specifiche azioni ed applicando le norme ambientali di tutela. In zona A dell’area protetta di intesa con i proprietari delle saline, è stata avviata la rimozione dei fattori di disturbo come all’inizio della gestione il bracconaggio, le discariche abusive, il transito di mezzi non autorizzati, etc. e la regolamentazione degli accessi in zona A del sito. L’applicazione di queste azioni, all’epoca dei fatti non semplici, ha portato ad un graduale ma netto miglioramento ambientale con il recupero di aree degradate dove nel corso degli anni sono state scoperte nuove specie coma la cavalletta, con l’aumento dell’avifauna che è passata dalle iniziali 113 specie censite al luglio del 1996, alle oltre 230 odierne. Va detto che tutto questo è stato possibile anche grazie ai salinari che in questi anni hanno mantenuto le saline continuando a lavorarvi con sacrificio per mantenerle vive e produttive.
Le attività di salicoltura creano infatti, situazione ambientali particolarmente vantaggiose per molte specie. Qui il secolare lavoro di coltivazione del sale ha permesso di mantenere quest’habitat unico nel suo genere.
In generale si è invertita la rotta attraverso il controllo del territorio, la regolamentazione delle attività compatibili con la presenza di un’area protetta e la cessazione di altre, la riqualificazione di aree in zona B di riserva in precedenza discariche e/o soggette a diversi usi impropri del territorio, basti pensare al litorale Ronciglio unica stazione in cui viveva la Calendula maritima o al pantano Baita dove è stata scoperta la Platycleis drapanensis. Fondamentale è stata e continua ad esserlo, la ricerca scientifica, base delle strategie di conservazione, il monitoraggio delle specie e degli habitat. Altrettanto importante il mantenimento delle attività tradizionali con la creazione di nuove vasche ed il recupero da parte di privati, di saline abbandonate da decenni nel pieno spirito della Riserva ossia la tutela della salicoltura.
L’accoglienza del pubblico, attraverso le visite guidate, che ha contribuito a creare una sempre maggiore sensibilità nei confronti dell’ambiente anche grazie all’incessante opera di formazione e sensibilizzazione svolta in questi anni con le scuole.
Importante risultato è stato anche l’avvio di nuove attività sul territorio collegate con la presenza della riserva stessa.
Per la tutela della biodiversità delle saline di Trapani si è avviato anche un percorso, insieme ai comuni e alla Regione, affinché il territorio dell’area protetta potesse ricevere il giusto riconoscimento dalla comunità scientifica internazionale che si è realizzato con il riconoscimento dell’area quale di “zona umida di importanza internazionale” ai sensi della Convenzione di Ramsar. Strumento di tutela che si è aggiunto alla designazione delle saline come Zone Speciali di Conservazione e Zone di Protezione Speciale, importanti siti della rete ecologica Natura 2000 diffusa su tutto il territorio dell’Unione, istituita ai sensi delle Direttive Habitat ed Uccelli per garantire il mantenimento degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario.

La Riserva può diventare un’opportunità per il territorio? Quale potrebbe essere la marcia in più che finora è mancata?
La Riserva per questo territorio ha già rappresentato un’opportunità 27 anni addietro consentendo di percorrere una strada alternativa alla distruzione e dando così la possibilità di un uso diverso del territorio e tutto questo senza l’istituzione dell’area protetta non si sarebbe potuto realizzare; nel futuro l’area protetta deve continuare a perseguire le finalità per cui è stata istituita: la conservazione della biodiversità e la tutela della natura attraverso la gestione delle attività compatibili.
L’ambiente delle saline connubio tra attività umane e natura è un bene comune che appartiene a tutta la collettività, che va salvaguardato al di là della proprietà privata, così come va salvaguardata la salicoltura connettendola all’identità del territorio e al progetto di conservazione della biodiversità.
Oggi occorre diffondere ancora di più e con più determinazione la conoscenza del valore della natura e della conservazione della biodiversità, affinché si comprenda che per tutelare ed assicurare alle future generazioni questo enorme ed eterogeneo patrimonio ambientale, culturale, etnoantropologico che abbiamo la fortuna di avere a portata di mano, occorre uno sforzo da parte di tutti.
Occorre svegliare le coscienze attraverso la conoscenza affinché, rinfrescando la memoria di cosa avremmo perso se, in un certo momento storico con l’istituzione della Riserva, non si fosse data una svolta al territorio, si continui a salvaguardarlo insieme nell’interesse collettivo, indirizzandoci verso scelte del territorio, contiguo al sito protetto realmente sostenibili e compatibili con la presenza di un’area di così grande valore.
Occorre modificare la percezione che si ha della tutela dell’ambiente solo come vincolo, trasformandola in vantaggio, sia per il territorio entro il confine del sito protetto che fuori dal sito stesso, per fare questo scatto in avanti occorre diffondere la conoscenza delle vulnerabilità e dei valori custoditi all’interno della riserva, per far comprendere le motivazioni alla base delle limitazioni del luogo e le appropriate modalità d’uso rispettose degli equilibri della natura e del lavoro dell’uomo.
Troppo spesso salvaguardia della biodiversità e sviluppo sono stati posti in contrapposizione ed è diffusa, l’opinione che i due obiettivi siano tra loro inconciliabili mentre può esistere un equilibrio fra economia e natura in un rapporto non antagonista ma connesso, dove la soluzione della compatibilità ed il superamento delle contrapposizioni passano necessariamente attraverso una rimodulazione dello sviluppo locale e della pianificazione territoriale. In questa direzione sono andati di recente anche le modifiche degli articoli 9 e 41 della nostra Costituzione, tutela della biodiversità e degli ecosistemi ed economia che non deve danneggiare l’ambiente.
La tutela del paesaggio rappresentato dalle saline e dei suoi manufatti oltre che della biodiversità sono la molla per uno sviluppo sostenibile, che passi attraverso il recupero della identità territoriale e la salvaguardia delle diverse peculiarità locali.
La conoscenza del patrimonio ambientale deve diventare coscienza naturalistica per evitare che scelte di pianificazione, quali quelle del passato, alterino irrimediabilmente o peggio ancora devastino ciò che è rimasto del nostro bene più prezioso, il territorio ricco di peculiarità naturalistiche, architettoniche ed etnoantropologico oltre che paesaggistiche.
Abbiamo la responsabilità di monitorare, proteggere e recuperare questo enorme serbatoio di ricchezza ambientale ma non solo, in definitiva abbiamo nelle nostre mani il futuro di intere specie che altrimenti, scomparendo dal nostro territorio, sparirebbero per sempre dalla faccia della Terra, ma abbiamo anche oltre a questo il dovere di proteggere la memoria storica di questo luogo e l’identità culturale. E’ il momento di farlo tutti insieme cittadini e tutti i soggetti gestori di questo territorio, ognuno con il ruolo, le conoscenze e le competenze che gli appartengono se vogliamo garantire concretamente ai nostri figli uno sviluppo che risponde alle esigenze del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie.