Individuato il relitto del “Nuova Iside”

2533

La scoperta del cacciamine “Numana” della Marina militare impegnato nelle ricerche

Individuato il relitto del peschereccio disperso tra San Vito Lo Capo e Ustica tra il 12 e il 13 maggio scorsi. A rintracciarlo, il cacciamine Numana della Marina militare grazie all’impiego di alcuni sofisticati mezzi subacquei e con il supporto nelle ricerche della guardia costiera. Il relitto, riporta l’agenzia di stampa Adnkronos, è stato ritrovato in un’area a circa 30 miglia a nord di Palermo, a quasi 1400 metri di profondità, tramite alcuni sensori della nave e un veicolo filoguidato del Comando subacquei e incursori (Comsubin).

La ricerca è iniziata lo scorso 30 maggio in un’area dove il cacciamine Numana ha poi svolto ulteriori ricerche. Come fa sapere la Marina Militare, “la profondità del fondale, la presenza di forti correnti marine e, l’incertezza della posizione dell’affondamento e le condizioni meteorologiche non ottimali, hanno reso la ricerca particolarmente difficile e complessa”. La conferma dell’identità del relitto è stata ottenuta grazie ad alcune immagini del nome scritto sulla fiancata. Le immagini e il restante materiale ritrovato verranno ora messe a disposizione dell’autorità inquirente.

Intanto sono in corso gli accertamenti irripetibili sulla petroliera Vulcanello, sequestrata nei giorni scorsi nel porto di Augusta su disposizione della Procura di Palermo, per cercare di ricostruire cosa sia accaduto il 13 maggio scorso.

La Procura della repubblica di Palermo ha inviato avvisi di garanzia a due ufficiali della nave, al comandante della petroliera e un dirigente della società armatrice Augustadue. Le ipotesi di reato contestate sono omicidio colposo, sommersione di nave e omesso soccorso. La petroliera, come ha rivelato un’inchiesta del quotidiano La Repubblica, la notte del 12 maggio ha incrociato la stessa rotta del peschereccio; potrebbe averlo, dunque, speronato mentre nessuno vigilava sul ponte della nave.

A bordo del “Nuova Iside” c’erano il comandante Matteo Lo Iacono, il cugino Giuseppe, i cui corpi senza vita sono stati recuperati nelle ore successive alla tragedia, ed il figlio Vito, del quale ancora il mare non ha restituito il corpo.