“È come se avesse piovuto per 200 millimetri”

La relazione inviata al sindaco Giacomo Tranchida sugli allagamenti a Trapani.

di Mario Torrente

Continua il nostro approfondimento sui sistemi di raccolta delle acque piovane partendo dalla montagna per arrivare nel centro urbano di Casa Santa e quindi in quello di Trapani. Nei precedenti servizi abbiamo analizzato la situazione dei canali di scolo e del sistema di raccolta delle acque lungo la via Sant’Anna ed a Martogna. Oggi ci spostiamo nel centro urbano di Erice e Trapani.

Il sistema di raccolta delle acque piovane di Martogna è dunque ormai fuori uso, ostruito e saltato in più parti. L’acqua non finisce più nel grande lago artificiale, ma si disperde in tutta la montagna dove, non essendoci poi più vegetazione e alberi dopo gli incendi, l’ultimo appena 5 mesi fa, scava profondi solchi per arrivare, senza nulla che la possa rallentarla o trattenerla, nel centro urbano di Trapani. Qui il sistema fognario ha i suoi anni ed in diversi punti è malconcio ed ostruito, con veri e propri “tappi” ed una portata che risente di decenni di flussi di liquami. Ed ecco che l’acqua ristagna nei punti maggiormente depressi, quelli al di sotto del mare, non defluendo e creando allagamenti. Dove, all’acqua piovuta sulla città, si somma quella arrivata anche dalla montagna di Erice.

Per di più con gli indicatori che, complici i cambiamenti climatici ed eventi meteo sempre più intensi, registrano grandi quantitativi di pioggia concentrati in poche tempo. I dati, a riguardo, parlano chiaro: in base ai rilevamenti della stazione di Erice del Sias, il sistema informativo agrometereologico siciliano, il 26 settembre “sono state raggiunte punte di 94,2 millimetri in tre ore e di 115,2 millimetri in cinque minuti”. Questi dati sono stati messi nero su bianco nella relazione che il consulente di Protezione Civile Vincenzo Loria ha predisposto al sindaco Giacomo Tranchida.

A Trapani, il totale della pioggia registrata, sale addirittura a 122 millimetri in base ai dati raccolti nella stazione ex Osservatorio delle acque e oggi chiamata Autorità di Bacino. Quindi da un altro pluviometro diverso da quello di Erice. Per fare un paragone: nel 2009, quando Trapani si allagò, fece 114 millimetri di pioggia, ma in 12 ore. A questa enorme quantità di acqua che arriva dal cielo si somma poi quella che scende dalla montagna di Erice e che una volta entrata nel centro urbano scende da assi viari come la via Manzoni e strade limitrofe per convogliarsi a piazza Martiri d’Ungheria, via Fardella, Orti ed in altre zone, come evidenziato nella sua relazione da Vincenzo Loria.

Praticamente è come se nelle strade trapanesi avesse piovuto per almeno 200 millimetri. “Una quantità – ha sottolineato l’esperto di Protezione Civile – non assolutamente smaltibile dal sistema fognario cittadino”. Loria ha anche rimarcato come questa grande portata idrica “non riesce ad essere raccolto dal sistema fognario ericino”, finendo quindi con lo scorrere “a valle come fiumi”. Fermando la sua discesa nelle zone depresse del centro urbano, quelle al di sotto del livello del mare dove c’erano le paludi ed il lago Cepeo. Il grande bacino idrico naturale dove finivano le acque provenienti dalla montagna di Erice. Altre invece scorrevano lungo il canale Scalabrino.

Insomma, si sommano una serie di concause, tra cui anche i sacchetti della differenziata esposti nei mastelli nella mattina del 26 settembre e finiti, trasportati la furia dell’acqua, nei tombini, ostruendoli e bloccandone il funzionamento. C’è poi da dire, come ricordato da Lauria nella sua relazione, come la rete fognaria funzionava in pressione e non a canaletta, finendo col danneggiare diversi punti, già individuati e riparati in emergenza.

Come ovvio c’è anche da fare i conti con strutture vecchie, impianti con diversi decenni di servizio e condotte ostruite e malconce. Il che finisce col mandare la città in tilt per la grande quantità di acqua che non riesce a defluire, trasformando le strade in fiumi e laghi. E facendo danni su danni. Per di più col rischio che qualcuno si possa fare male.

Eppure ci sarebbe il modo per fare arrivare meno acqua nel centro urbano, innanzitutto canalizzando e raccogliendo quella che scende, quasi a cascata, dalla montagna, facendola confluire nel bacino idrico di Martogna o nel canale di scolo. Ma per farlo bisognerebbe ripristinare il sistema a suo tempo messo a punto dalla Forestale. Per prima cosa si dovrebbero pulire e liberare i pozzetti, che sono talmente pieni che nemmeno si vedono, oltre che che le condotte ed i canali ostruiti. Servono poi le “tagliate” lungo le strade forestali, per catturare le acque in discesa.

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