Il Museo di Archeologia che s’ha da fare

A Trapani manca un polo culturale dedicato esclusivamente al patrimonio archeologico del territorio, eccezion fatta per la sezione archeologica del Museo Pepoli inaugurata pochi anni fa da Sebastiano Tusa. E proprio al compianto professore ed archeologo si potrebbe dedicare un Museo che raccolga l'immenso patrimonio del territorio e che abbia sede nel capoluogo.

276

di Mario Torrente

A Trapani, in una terra (e mare) che pulsa in ogni angolo di storia e antichità, incredibilmente manca un Museo di Archeologia. Certo, al Museo Pepoli c’è la sezione archeologica a suo tempo voluta da Sebastiano Tusa ed in provincia ci sono varie realtà sparse nel territorio, come il Baglio Anselmi a Marsala, il Cordici ad Erice, lo stabilimento Florio a Favignana, tanto per citarne qualcuno. Ma a Trapani, città capoluogo, non c’è un polo culturale che dia una prospettiva a 360 gradi su tutto il patrimonio della cuspide della Sicilia occidentale. Altrove, invece, i musei archeologi sono una realtà consolidata già da tempo. Ma non nella città falcata, dove eppure è passata tantissima storia ultramillenaria. Dalla preistoria in poi…

Segesta, Selinunte, Mozia e la stessa Erice. In provincia di Trapani sono presenti diversi siti archeologici riconosciuti a livello mondiale. Ma ci sono anche molte aree ancora da studiare e valorizzare, come le tante grotte che portano indietro nel tempo di millenni con i loro pittogrammi ed i reperti ritrovati. Un territorio caratterizzato da un immenso patrimonio, per tanti aspetti unico nel suo genere, ma dove manca, però, un contenitore che sintetizzi le tante pagine di storia antica, con delle esposizioni di tutto il materiale che raccolga e sintetizzi ciò che è stato ritrovato e studiato nella macro area della Sicilia occidentale, partendo dall’epoca preistorica passando per i Sicani, gli Elimi, i Cartaginesi ed i Romani. E così via fino, per i Bizantini ed Arabi per arrivare al Medioevo. E già nel 1800 ci fu chi aveva iniziato a raccogliere il materiale da mettere assieme in un Museo di Archeologia: Giovan Battista Fardella. Il fondatore della Biblioteca Fardelliana, a lui intitolata, oltre che del liceo scientifico (che invece porta il nome del padre Vincenzo), della scuola nautica e del Lazzaretto, voleva fare a Trapani anche un Museo archeologico e numismatico. Ma non ci riuscì perchè morì a Napoli nel 1836 durante l’epidemia di colera.

Trapani avrebbe dunque potuto avere un Museo di Archeologica quasi coetaneo alla Biblioteca Fardelliana. Ma il progetto di Giovan Battista Fardella non riuscì ad andare in porto. Ed è così che in una città capoluogo, che per la sua storia ed il ruolo avuto nei millenni meriterebbe rappresenta davvero a pieno titolo un centro di forte interesse culturale, manca un vero e proprio Museo di Archeologia, nonostante l’immenso patrimonio che potrebbe riempire un intero polo espositivo per raccontare da tutte le prospettive il territorio della Sicilia occidentale. Ed a Trapani i posti da valorizzare per raccontare la preistoria e l’antichità trapanese non mancano proprio. Tutt’altro. Si potrebbe puntare, ad esempio, sul complesso San Domenico, nel cuore del centro storico della città, o su qualche altro sito dove si potrebbero allestire diverse esposizioni, facendo prendere forma ad un vero e proprio centro culturale che, perchè no, si potrebbe intitolare proprio a Sebastiano Tusa.

Tra l’altro fu proprio Tusa, quando era assessore regionale ai beni culturali, a fare prendere forma alla sezione archeologica al museo Pepoli, inaugurata, sotto la direzione di Luigi Biondo, qualche mese prima della sua scomparsa. E questa ala del museo trapanese è al momento l’unico punto dove è possibile vedere i reperti più antichi trovati nella zona di Trapani e a Monte Erice, oltre che testimonianze della prima guerra punica e del periodo arabo. Ci sono poi singole realtà, come ad Erice il Museo Cordici, il Baglio Anselmi a Marsala ed altri importanti siti nel territorio. Ma non c’è un unico punto di riferimento a livello provinciale, con sede nel capoluogo, che permetta al visitatore che arriva a Trapani di avere il quadro completo, da tutte le angolature, sull’immenso patrimonio archeologico di una macroarea che rappresenta davvero qualcosa di esclusivo, essendo stato da sempre un punto di passaggio e dove anticamente si sono sempre incontrate diverse culture, come quella fenicia, greca ed elima. E molti studi e scavi hanno di questi ultimi decenni hanno visto protagonista proprio Sebastiano Tusa. Insomma, un Museo di Archeologia a Trapani che porti il suo nome s’ha proprio da fare. Possibilmente cercando pure di accelerare in modo da recuperare i 186 anni persi dall’intuizione avuta nel 1800 da Giovan Battista Fardella.

Di recente se n’è comunque parlato nel corso di alcuni incontri culturali. La mancanza di un Museo di Archeologia a Trapani venne rimarcata nei mesi scorsi al Museo Pepoli, nel corso della presentazione del libro “Trapani. La città e il territorio dalla Preistoria alla Tarda Antichità”, da Antonino Filippi, che assieme a Luigi Biondo ha curato il volume che raccoglie dodici contributi presentati nel corso di una “Giornata di Studi” organizzata nel maggio del 2019 su iniziativa del Gruppo Archeologico Drepanon. Il professore Francesco Torre è poi intervenuto più volte sull’argomento, rilanciando, proprio di recente, l‘idea del Museo di Archeologia durante un secondo momento culturale, questa volta per la presentazione, anche in questo caso in tema di preistoria, del libro “Il Neolitico e l’età dei metalli in Sicilia” , tenuta sempre al Museo Pepoli.

Il volume, che mette assieme diverse tesi degli studenti di archeologia navale dell’Università di Bologna quando il corso di laurea era attivo a Trapani, oltre che diversi testi e studi del professore Francesco Torre e di Sebastiano Tusa. Un lavoro che i due archeologi avevano iniziato prima della scomparsa di Tusa e che adesso il professore Torre ha portato in stampa dedicando il volume all’ex assessore regionale ai beni culturali scomparso nelle tragedia area in Etiopia che ha dato un grande contributo, in termini di studio, ricerca e promozione, alla valorizzazione del patrimonio storico della provincia di Trapani. Decisamente un valido motivo per fare il Museo di Archeologia di Trapani “Sebastiano Tusa”.

I servizi andati in onda nel Tg con le interviste a professori Francesco Torre e Antonino Filippi.