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Dopo la Inferrera, in libertà anche Maltese, Mimì La Russa e gli Angileri. Confermata, invece, la misura cautelare per l’ex deputato regionale.

E’ ben più di una tegola quella che si è abbattuta oggi sull’operazione “Scrigno”: dopo la scarcerazione, sabato scorso, dell’ex assessore comunale di Trapani Ivana Inferrera, il Tribunale del Riesame, infatti, ha annullato altre 4 ordinanze di custodia cautelare in carcere disposte dal Gip Morosini lo scorso 5 marzo, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia; così, anche gli indagati Giovanni Maltese, ex consigliere comunale ericino assistito dall’avvocato Umberto Coppola, per il commerciante trapanese Mimì La Russa, assistito da Vito Galluffo, ed i marsalesi Angileri, padre e figlio, sono tornati in libertà. Per Nino Buzzitta, invece, anch’egli finito al Pagliarelli di Palermo nell’operazione che tanto scalpore ha destato nell’opinione pubblica trapanese e siciliana, “Le Libertà” hanno annullato il provvedimento originario del Giudice per le Indagini Preliminari disponendo i domiciliari. Un “provvedimento a metà” che potrebbe avere una natura tecnica visto che gli inquirenti ritenevano l’anziano ericino essere, in qualche modo, “il capo” della nuova Cosa Nostra trapanese. Infatti, nelle intercettazioni, emergerebbe che sia i Virga che Orlando, anch’essi tratti in arresto nell’operazione Scrigno e tuttora in carcere, si rivolgessero a lui per dirimere alcune vicende sul territorio, e quindi rendergli un ruolo di vertice nell’organizzazione. Ciò renderebbe tecnicamente impossibile la scarcerazione totale; evidentemente, però, le argomentazioni dell’avvocato De Luca devono aver fotto breccia nei giudici del Riesame che hanno alleggerito il provvedimento cautelare del suo assistito. Tutti, nell’interrogatorio di garanzia, si erano avvalsi della facoltà di non rispondere. Un particolare questo che rende assai fragile l’impianto accusatorio complessivo visto che le motivazioni del dispositivo notificato ai legali, e che verranno rese note nei prossimi giorni, non potranno avere, ovviamente, la formula di rito “perché venute meno le esigenze cautelari”, generalmente motivate con la revoca e non l’annullamento. Quasi certamente, così come già ventilato da alcune difese le motivazioni saranno sulla falsa riga che mancassero all’origine le esigenze cautelari dei loro assistiti e che il Tribunale del Riesame ha ritenuto non dovessero essere disposte dal Gip. Per l’ex deputato regionale Paolo Ruggirello, invece, assistito da Vito Galluffo e da Enrico Sanseverino del Foro di Palermo, cosi come per l’imprenditore Ninni D’Aguanno, marito della Inferrera, sono stati rigettati i ricorsi confermando la misura cautelare in carcere.