Giovedì a Caltanissetta verranno ascoltati il presidente del tribunale di Marsala Alessandra Camassa ed i giudici Corso e Badalucco nel processo a carico del collega Andrea Tarondo.

Continua il processo a carico del sostituto procuratore Andrea Tarondo, imputato per diffamazione contro il marito della collega Rossana Penna, Roberto De Mari; il Pm lo avrebbe diffamato in più occasioni per un coinvolgimento dell’avvocato milanese in un procedimento in quel di Brescia, poi archiviato. Nella scorsa udienza, circa un mese fa, vennero ascoltati il commissario Titone, oggi in pensione che già nell’ordinanza del 2015 di svolgiemento di nuove indagini del Gip Giannazzo era citato per chiarimenti su surreali affermazioni per fantasiosi coinvolgimenti di persone completamente estranee ai fatti agli ambienti giudiziari trapanesi, ed il sottoufficiale di polizia giudiziaria Culcasi; il primo ha detto che avrebbe appreso delle “confidenze” di Tarondo in occasione di una delega investigativa a maggio 2014, alla presenza dello stesso Culcasi e di un altra collega donna. Mentre il secondo, avrebbe avuto un attimo di esitazione nel ricostruire la vicenda. Infatti, durante le indagini collocò i fatti prima di fine gennaio dello stesso anno, “anche novembre-dicembre 2013”. A fine gennaio, infatti, Culcasi entrò in malattia per un lungo periodo, fino a luglio 2014, e dunque sarebbe stato materialmente impossibile, come sostenuto in aula in un primo momento, apprenderlo durante una delega operativa a maggio, come ricostruito da Titone, confermandone l’episodio. Così, incalzato dalla parte civile dell’Avvocato Pilerio Plastina si è dovuto contraddire collocando, all’evidenza dei fatti, dopo luglio di aver appreso la notizia su De Mari. Insomma, una ricostruzione traballante che giova alla difesa del magistrato che non può che collocare dopo maggio 2014 le “confidenze” fatte alla polizia giudiziaria, avendo in tal modo “la copertura” dei motivi d’ufficio per una indagine parallela su un professionista trapanese in cui sarebbe stato coinvolto, anche qui in maniera molto ambigua il De Mari. Giovedi, invece, sarà la volta di 3 magistrati: Camassa, Corso e Badalucco. Tutti ascoltati in fase di indagine che hanno sostanzialmente confermato d’aver appreso le confidenze nel corso del tempo dal PM bolognese. Sarà da chiarire a che titolo e quando. Nel frattempo, il prossimo 17 aprile si terrà l’udienza in camera di consiglio davanti al Tribunale ordinario di Caltanissetta per l’opposizione presentata dai coniugi De Mari-Penna contro Tarondo. Il Giudice per le Indagini Preliminari dovrà pronunciarsi sulla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura nissena sul procedimento originario che lo vede indagato per violazione della privacy su intrusioni informatiche. Un provvedimento che potrebbe avere degli strascichi visto che i querelanti sostengono che Davide Spina, il sostituto firmatario della richiesta d’archiviazione, non avrebbe svolto alcun atto d’indagine durante le due proroghe richieste nel tempo dopo che il Gip nisseno, Maria Carmela Giannazzo, respinse duramente la prima, stigmatizzano fortemente il clima della Procura della Repubblica di Trapani “bacchettando” lo stesso ex procutatore Viola per “le confidenze” ricevute dal suo sostituto Tarondo all’oscuro della collega. Nel frattempo, il maresciallo Francesco Chirco sarà a giudizio il 23 maggio; a suo tempo, la stessa Giannazzo nell’ordinanza per lo svolgimento di nuove indagini, rigettando la prima richiesta d’archiviazione nei confronti di Tarondo, aveva ordinato “di verificare, in relazione ai 5 accessi eseguiti in data 27/11/2013 alla banca dati SOGEI, se e come sia stato possibile che fossero avvenuti in orario assai ravvicinato, ed alcuni addirittura sovrapponibili, siano stati operati, impiegando lo stesso codice d’accesso, da postazioni differenti.” Sembra che le indagini svolte dalla Guardia di Finanza abbiano confermato i dubbi del Gip sugli accessi IP; adesso ci sarà da chiarire in giudizio, dove il sostituto Rossana Penna si è costituita come parte civile per il presunto abuso subito, “Chi” abbia ordinato all’ispettore di procedere alle intrusioni informatiche a danno della privacy del PM e perché. Insomma, ancora una volta, Caltanissetta racconta di un clima “carbonaro” e ben lontano da quella limpidezza con cui dovrebbe operare uno degli Uffici più delicati del territorio; questo, nonostante i tanti bravi magistrati che si sono alternati nel tempo.