La magia del Venerdì Santo ad Erice

Pubblicità
<tonno auriga

Ieri pomeriggio ad Erice sono usciti in processione i sette gruppi dei Misteri. Come sempre il corteo religioso ha regalato forti emozioni in un contesto unico, quello del borgo medievale della vetta.

Suggestiva ed emozionante. La processione dei Misteri di Erice si snoda per le stradine acciottolate del borgo medievale immergendosi nei silenzi del centro storico, in un’atmosfera quasi surreale. Tra case, campanili, chiese ed ex conventi. Qui i residenti, chiamati “muntisi”, i pochi rimasti a vivere tutto l’anno nel borgo medievale della vetta, restano fermamente ancorati alle loro tradizioni, custodendo gelosamente la loro identità. Ed ogni anno, da soli, con il loro parroco, padre Piero Messana, riescono a portare in processione i gruppi di questa suggestiva via Crucis, capace di catapultare i visitatori indietro nel tempo. Un tuffo nella fede e nella devozione di una comunità orgogliosamente ancorata alle proprie origini. Nonostante le difficoltà dei tempi moderi e l’emorragia demografica che ha visto piano piano svuotare Erice. Dove oggi i residenti “veri” restano pochi. Sempre meno. Ma è stato bello vedere i piccoli bambini ericini portare in spalla il loro “mistero dei picciriddi”, con tanto di ciaccola e cappellino. A fare da sottofondo alla processione, le preghiere degli ericini. Con i loro gesti. Gli sguardi. Le tradizioni tramandate da padre in figlio. La processione dei Misteri di Erice è davvero carica di fascino. Con la sua semplicità e sobrietà. E quel forte senso di spiritualità che riesce a “toccare l’anima”, avvolgendo e coinvolgendo. È la magia di Erice!

Certo, ogni anno è sempre più difficile. Tant’è che ieri non sono potuti uscire tutti i gruppi. Gesù nella croce non ha potuto varcare la soglia della chiesa di San Giuliano per mancanza di portatori. Ed a pochi minuti dall’uscita del corteo religioso non si sono trovati volontari. Tutti quelli disponibili erano già sotto la vara di altri gruppi. Donne comprese. Così alla fine, a malincuore, il Signore nella croce, già con tutti gli addobbi floreali, è dovuto restare dentro la chiesa di San Giuliano. E la sua assenza s’è fatta subito notare.

Come ogni Venerdì Santo, ad Erice si rinnova dunque l’antico rito della processione dei Misteri. Il corteo religioso è uscito alle 14.30 in punto, dalla chiesa di San Giuliano, per percorrere, in un’atmosfera molto raccolta e carica di spiritualità. Tra le strade selciate del paese e passando per le strade più importanti del borgo medievale. Ogni anno la processione segue sempre lo stesso itinerario per rientrare poco dopo il tramonto, attorno alle 20.

La processione dei Misteri che si tiene ad Erice è più ridotta e meno rinomata rispetto a quella di Trapani. Ma è scuramente molto affascinante e carica di significato, immersa com’è nei silenzi e nel magico contesto del borgo medievale, offrendo davvero un forte senso di raccoglimento.

I gruppi sono in tutto sette e rappresentano i momenti della passione di Cristo, ovvero “Gesù nell’orto dei Getsemani”, “La Flagellazione”, “La Coronazione di spine”, “l’Ascesa al calvario”, il Crocifisso e l’Urna: chiude la processione l’Addolorata, una stupenda immagine della Vergine avvolta nel manto nero. Il corteo religioso, accompagnato da una sola banda, è aperto dai figuranti con addosso una tunica bianca ricamata di rosso, i colori usati dai frati della congregazione del Purgatorio. Le statue sono più piccole rispetto a quelle trapanesi ma si inseriscono perfettamente nel contesto ericino. Non c’è poi la tipica annacata a suon di banda musicale dei Misteri di Trapani. I sette gruppi vengono portati a spalla per le viuzze dalle borgo e durante la sosta poggiano su delle forcelle che aiutano i portatori durante il tragitto per il basolato. Il Misteri di Erice sono un appuntamento molto sentito nella comunità muntisa, che ogni anno si occupa dell’organizzazione della processione. Portando avanti, con devozione e attaccamento alle proprie origini, una tradizione tramandata nei secoli.

Mario Torrente