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Lunedì 29 aprile, a 29 anni dall’affondamento dell’Espresso Trapani, nello slargo antistante il Lazzaretto saranno ricordate le vittime di quella terribile tragedia del mare, la più grave degli ultimi 50 anni.

La cerimonia si aprirà alle 17, nello slargo del Lazzaretto, nei pressi del Villino Nasi, proprio davanti il tratto di mare dove è colato a picco il traghetto mentre tornava da Livorno. L’iniziativa di lunedì pomeriggio, in occasione del 29esimo anniversario del naufragio dell’Espresso Trapani, è stata promossa dal consigliere comunale Giuseppe Virzì, e con il supporto del maestro Claudio Maltese. È prevista una celebrazione semplice, all’insegna della preghiera e del ricordo di 13 morti del 29 aprile del 1990: ma i cadaveri recuperati furono solo 6, mentre gli altri sette non venedo mai ritrovati. Il mare diventò così la loro tomba. Dopo la deposizione di una corona di fiori, con il sottofondo del “Silenzio”, saranno letti i nomi delle vittime. Tra l’altro si punta ad intitolare lo slargo antistante il Lazzaretto, proprio davanti l’ingresso per la Lega Navale, alle vittime dell’affondamento dell’Espresso Trapani. Giuseppe Virzì ha infatti presentato una mozione in Consiglio comunale per intitolare il piazzale, che guarda proprio verso il punto del naufragio del grande traghetto della Conatir. Un modo per ricordare quelle vittime del mare, recuperando al contempo la zona, che tra rifiuti abbandonati qua e la si presenta in condizioni di degrado. Eppure si tratta di un suggestivo punto panoramico sul porto peschereccio, tra Torre di Ligny, Villino Nasi e la Colombaia, che si presterebbe alla realizzazione di un parco della memoria per riciordare chi è morto in mare, magari con delle aiuole, delle pachine ed un monumento con i nomi delle vittime. E l’area sistemata, per di più intitolati ai morti in mare, sicuramente scoraggerà l’abbandono dei rifiuti. Un po’ questo il senso della proposta contenuta nella mozione predisposta da Giuseppe Virzì e sottoscritta da diversi consiglieri comunali, già inserita tra l’altro nell’ordine del giorno dell’assemblea di Palazzo Cavarretta in attesa di essere discussa.

Il naufragio dell’Espresso Trapani è stata la più grave tragedia del mare degli ultimi 50 anni. Un episodio ancora vivo nella memoria dei trapanesi. Sia per la gravità dell’accaduto, che per il contesto di quella triste giornata di fine aprile. Era una domenica col mare calmo. Ed in città si festeggiava Santu Patri, patrono delle gente di mare. La processione con l’imponente immagine di San Francesco di Paola, come tradizione, stava percorrendo le vie del centro storico. Ma nel pomeriggio arrivò la notizia della terribbile disgrazia. Il corteo religioso rientrò di gran fretta. E tutti i pescatori uscirono in mare con le loro barche per andare a salvare i naufraghi e cercare di ancora mancava all’appello. Il may-day venne lanciato poco prima delle 17. Quindici minuti dopo del grande traghetto grigio, carico di camion e di vite, non c’era più traccia. A bordo c’erano 59 persone: 39 vennero tratte in salvo. Le vittime furono 13. Ma i cadaveri recuperati furono solo 6. Gli altri sette corpi non vennero mai restituiti dal mare. Forse rimasero intrappolati dentro la nave. Quel relitto, a cento metri di profondità dal mare, potrebbe così essere diventata la loro tomba. La nave affondò a circa quattro miglia dal porto. Praticamente il traghetto della Conatir era quasi arrivato a Trapani. La tragedia si tragedia si consumò davanti la città. Segnando profondamente, la comunità trapanese, da sempre fatta da gente di mare. Tra pescatori e marittimi. Ed episodi del genere restano impressi nella memoria collettiva. Anche se, con il passare degli anni, in occasione del naufragio non sono state organizzate cerimonie pubbliche. Quella di lunedì sarà la prima dopo molto tempo. L’intento è di arrivare al trentennale del 2020 con il piazzale del Lazzaretto, che ricade nella zone della terraferma più vicina al punto del naufragio, intitolata ai morti dell’Espresso Trapani. Per non dimenticare chi non è più tornato. Per tenerne viva la memoria. Guardando quel mare che si è preso tutte quelle vite senza più restituirle. Un motivo in più per ricordare. Perché quel lutto appartiene a tutta la città.

Mario Torrente