Tra le aziende la Sun Power Sicilia. Nel cda c’è Antonello Barbieri, uomo vicino a Vito Nicastri

Sospese dalla Regione le autorizzazioni ad alcune imprese che operano nel settore delle energie rinnovabili dopo lo scoppio dell’inchiesta della scorsa settimana che ha portato all’arresto del “Signore del vento” Vito Nicastri e che vede indagati, tra gli altri, il sottosegretario della Lega Armando Siri e il consulente Paolo Arata. “I provvedimenti prendono spunto dall’articolo 3 del Patto di integrità,  il cosiddetto Codice Vigna”,  si legge in una nota di Palazzo d’Orleans. Tra le società stoppate, compare la Sun Power Sicilia srl, per un impianto fotovoltaico (in realtà non ancora realizzato) da 55 megawatt nel territorio di Carlentini e Melilli, in provincia di Siracusa. L’azienda ha un capitale sociale di 20mila euro, le cui quote sono per l’80 per cento detenute dalla Baywa R.E. srl e il restante 20 di proprietà del milanese Antonello Barbieri, coinvolto nell’indagine su Arata sui presunti casi di corruzione all’interno dell’assessorato all’Energia e al Comune di Calatafimi. Stop anche all’Etnea per dieci collegamenti alla Rete elettrica nazionale per altrettanti impianti di mini-eolico a Calatafimi-Segesta. Il sospetto dei magistrati è che dietro la Sun Power Sicilia possa esserci proprio Vito Nicastri, ritenuto vicino al boss castelvetranese Matteo Messina Denaro. La società dal 2013 al 2017 ha avuto come socio unico un’altra srl, la Quantans, indicata nelle carte della procura di Palermo tra quelle di cui Nicastri sarebbe socio occulto. Amministratore della Quantans – così’ come emerge dall’inchiesta – è risultato proprio Barbieri. Il 27 marzo 2007, la società viene registrata. Quel giorno a presentarsi davanti a un notaio alcamese, nelle vesti di amministratore unico della neonata Sun Power Sicilia, compare proprio Vito Nicastri. Il sospetto della procura è che Cosa nostra possa in questi anni avere riacceso il proprio interesse a infiltrarsi nel settore delle rinnovabili. E così, dopo il boom dell’eolico, l’attenzione si sarebbe spostata altrove: a partire dalla produzione di biometano. Al momento sono circa una decina le istanze presentate alla Regione da parte di privati interessati a realizzare impianti per la produzione di biometano. Tra essi anche il  progetto presentato a Calatafimi da Solgesta, amministrata dalla moglie di Arata,  Alessandra Rollino, che, a fronte di un capitale sociale di appena 2500 euro, puntava a realizzare investimenti per circa 80 milioni di euro. Ieri la Regione ha annunciato di avere sospeso i due procedimenti autorizzativi.

Pamela Giacomarro