Il noto esponente animalista, da querelante, è stato condannato dal Tribunale di Trapani a risarcire l’imputato poi assolto dal giudice Monocratico.

I fatti: una trapanese, Rosaria Bonello nota per il suo attivismo pro Sodano ed ex “agenda rossa”, nell’ottobre del 2016 in occasione della visita dell’ex Premier Renzi al cinema Ariston commento sui social la protesta organizzata di Rizzi stigmatizzandone il comportamento citando Umberto Eco nella sua massima che “i social hanno dato parola a legione di imbecilli”. L’esponente del Partito Animalista Europeo, oggi per l’ennesima volta in corsa per un seggio a Strasburgo dopo aver fallito due volte di seguito la corsa a Palazzo Cavarretta, prima con Futuro e Libertà di Fini, poi con il Partito Socialista, ritenne di essere stato diffamato da quanto scritto querelandola per diffamazione aggravata. L’ennesima. È notorio, infatti, il proliferare di denunce di Rizzi nei confronti di tanti che chattano sui social, spesso commentandone le gesta, piuttosto che i personaggi che incontra sul cammino della causa animalista. A volte, anche al contrario vista le contumelie riversate sulla sua pagina quando le cronache raccontato di cacciatori, ingiuriati, anche senza andare troppo per il sottile…, dall’oggi candidato al Parlamento Europeo. In alcuni casi, gli è andata decisamente male, come nel caso dei parenti dell’ex presidente del Consiglio regionale trentino, Diego Moltrer, morto d’infarto nel 2014 durante una battuta di caccia e tacciato come “infame” da Rizzi aggiungendo “che ora sapesse cosa significa morire”. Frase oggettivamente grave che lo ho visto soccombere in primo e secondo grado dal Tribunale di Trento e ben 34 mila euro di risarcimento alla famiglia. In questi giorni, invece, tornando dalle nostre parti, il Giudice Monocratico Francesco Giarruso ha condannato Rizzi al risarcimento di 2500 euro, oltre le spese processuali, assolvendo l’imputata per non aver commesso il fatto. Un pronunciamento “inusuale”, come lo stesso legale della Bonello, Lorenzo Gabriele, scrive in comunicato stampa che da conto della sentenza d’assoluzione. “Capita di rado -continua l’avvocato- che il querelante venga condannato al risarcimento dei danni in favore del querelato al termine del processo. Certamente -conclude Gabriele- è stato tracciato un solco orientato ad evitare che si faccia un utilizzo distorto e strumentale della querela.” Insomma, un pronuniamento che potrebbe fare giurisprudenza verso l’andazzo delle querele temerarie troppo spesso utilizzate, da tanti, in particolare politici o aspiranti tali, per acquisire visibilità o usate come mezzo di ritorsione verso chi, in un modo o nell’altro, gli è scomodo; spesso nel giornalismo, oggi anche sui social.