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29 aprile 1990 – 29 aprile 2019. Oggi ricorre il 29esimo anniversario dell’affondamento dell’Espresso Trapani. Le vittime del naufragio saranno ricordate questo pomeriggio, a partire dalle 17, nello slargo antistante il Lazzaretto. È previsto un momento di preghiera con padre Adragna e la deposizione di una corona di fiori. Dopo il silenzio saranno letti i nomi delle persone che persero la vita in quella tragedia, in tutto 13. La cerimonia, organizzata spontaneamente per ricordare quei morti in mare, è stata promossa dal consigliere comunale Giuseppe Virzì con il supporto del maestro Claudio Maltese. Tra l’altro Virzì ha presentato un mozione al Consiglio comunale di Trapani per intitolare lo slargo antistante il Lazzaretto alle vittime dell’Espresso Trapani.

Il naufragio dell’Espresso Trapani è stata la più grave tragedia del mare degli ultimi 50 anni. Un episodio ancora vivo nella memoria dei trapanesi. Sia per la gravità dell’accaduto, che per il contesto di quella triste giornata di fine aprile. Era una domenica col mare calmo. Ed in città si festeggiava Santu Patri, patrono delle gente di mare. La processione con l’imponente immagine di San Francesco di Paola, come tradizione, stava percorrendo le vie del centro storico. Ma nel pomeriggio arrivò la notizia della terribile disgrazia. Il corteo religioso rientrò di gran fretta. E tutti i pescatori uscirono in mare con le loro barche per andare a salvare i naufraghi e cercare di ancora mancava all’appello. Il may-day venne lanciato poco prima delle 17. Quindici minuti dopo del grande traghetto grigio, carico di camion e di vite, non c’era più traccia. A bordo c’erano 59 persone: 39 vennero tratte in salvo. Le vittime furono 13. Ma i cadaveri recuperati furono solo 6. Gli altri sette corpi non vennero mai restituiti dal mare. Forse rimasero intrappolati dentro la nave. Quel relitto, a cento metri di profondità dal mare, potrebbe così essere diventata la loro tomba. La nave affondò a circa quattro miglia dal porto. Praticamente il traghetto della Conatir era quasi arrivato a Trapani. La tragedia si consumò davanti la città. Segnando profondamente la comunità trapanese, da sempre fatta da gente di mare. Tra pescatori e marittimi. Ed episodi del genere restano impressi nella memoria collettiva. Anche se, con il passare degli anni, in occasione del naufragio non sono state organizzate cerimonie pubbliche. Quella di questo pomeriggio sarà la prima dopo molto tempo. L’intento è di arrivare al trentennale del 2020 con il piazzale del Lazzaretto, che ricade nella zone della terraferma più vicina al punto del naufragio, intitolata ai morti dell’Espresso Trapani. Per non dimenticare chi non è più tornato. Per tenerne viva la memoria. Guardando quel mare che si è preso tutte quelle vite senza più restituirle. Un motivo in più per ricordare. Perché quel lutto appartiene a tutta la città.