L'ingresso della Casa Circondariale "Pietro Cerulli" di Trapani
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I sindacati hanno chiesto un incontro con il prefetto Tommaso Ricciardi

Grave carenza di personale penitenziario all’interno delle carceri di Trapani e Favignana. A lanciare l’allarme, i sindacati di categoria che hanno inviato una nota al prefetto, Tommaso Ricciardi, chiedendo un incontro urgente.  Per quanto riguarda la casa circondariale di Trapani “il dato preoccupante – si legge nelle nota, inviata anche al ministro della Giustizi Bonafede –  è che oltre alle 69 unità mancanti dalla pianta organica stabilita dopo l’applicazione della Legge Madia non vi sono più unità sovrintendenti e, a dispetto delle 24 unità previste nel ruolo, di ispettori ve ne sono solo 12”. Sono 231 i poliziotti penitenziari attualmente in forza all’Istituto di cui 77 impiegati nelle cosiddette cariche fisse (cucina, magazzino, uffici servizi e comando, conti correnti e sopravvitto, ufficio matricola, colloqui e 46 in forza al Nucleo traduzioni e piantonamenti). 190 di questi – tengono a sottolineare i sindacati  – sono poliziotti ultracinquantenni, con una percentuale pari al 70%, e un’età media di 52 anni. Situazione analoga alla Casa di reclusione “Giuseppe Barraco” di Favignana dove “su una pianta organica di 121 unità, la già citata legge Madia ha ridotto di circa 40 unità il personale di Polizia Penitenziaria; attualmente la pianta organica dovrebbe essere di 81 unità, compreso il personale della Base navale, ma realmente il personale in servizio a Favignana è di 56 unità, comprese quattro distaccate di cui un funzionario e un ispettore”. Secondo i sindacati “fra malattie a lungo termine e nuovi posti di servizio non è possibile neanche mettere il personale in ferie per il periodo estivo”. Nel carcere dell’isola “non esistono più le figure di ufficiali di polizia giudiziaria (ispettori e/o sovrintendenti) in quanto la nuova pianta organica prevedeva sette ispettori e cinque sovrintendenti. Al momento è in servizio solo un vice ispettore, uscito da poco dal corso di formazione, ma nessun sovrintendente”. Anche alla Casa di reclusione 30 poliziotti penitenziari sono ultracinquantenni, pari a circa il 60%. “L’anzianità anagrafica e cronica mancanza di personale – sottolineano ancora i sindacati sindacati – vanno ad incidere anche sullo svolgimento delle attività dei detenuti, cosa quest’ultima che noi non auspichiamo; attività che, comunque, devono svolgersi in sicurezza, quella che oggi manca”.