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14 anni all’ex presidente di Confindustria. Il presidente di Telesud Massimo Marino commenta l’ennesima caduta di star antimafia.

Durissima. Più dura delle stesse richieste dei PM; 14 anni di reclusione. Il “sistema Montante” è crollato giudiaziaramente e moralmente. Sul primo aspetto bisognava attendere i Tribunali; sul secondo, bastava usare il buon senso, l’onestà intellettuale, per chi ce l’ha ovviamente…, ed un pizzico di intuito per capire che il suo, cosi come i tanti altri cerchi magici rovinati nelle polveri o ancora in piedi non avevano nulla da insegnarci o, peggio, erano il vero cancro dalla lotta alla mafia. Veri e propri “centri di potere”, fortissimi, costruiti ad arte, spesso con l’inganno di stampa compiacente, per distruibire prebende, agevolare carriere ed essere l’albero della cuccagna per una sfilza infinita di sedicenti associazioni antiracket e ricche amministrazioni giudiziarie. L’ex “uomo forte” di Confindustria, per i magistrati, avrebbe creato un sistema corruttivo di dossieraggio anche con l’aiuto di uomini delle forze dell’ordine; sullo sfondo, l’ombra dei servizi segreti. Padrini politici, ad iniziare dall’ex Ministro degli Interni Alfano che lo volle all’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati e dall’ex Presidente della Commissione Antimafia (ca va sans dire..) Lumia con cui fece e disfece i principali governi in Sicilia negli ultimi 10 anni e tanti “testimonial” da appuntare nella sua preziosa agenda; tanto preziosa che quando gli agenti bussarono alla porta, si tentò di distruggerla. Lì dentro c’era di tutto; politici, prefetti ed icone di un mondo che ormai ha raggiunto i minimi storici di credibilità: decine di incontri e telefonate con Tano Grasso e Don Luigi Ciotti; cene, incontri, convegni, tutto all’insegna dell’antimafia che conta. Sfogliandola, non si capisce dove trovasse il tempo per lavorare “il delegato alla legalità”. Ma la verità è semplice; per lui, così come per tanti di questo mondo, il vero lavoro è questo: fare l’Antimafia. Presiedere una Antiracket, costituirsi parte civile come dalle nostre parti l’inchiesta delle Iene ha smascherato con la marsalese “ex Borsellino”, già bacchettata dal figlio Manfredi tanto da indurla a cambiare nome, che praticamente non fa altro che attività processuali visto che i suoi bilanci sono fagocitati dalle parcelle del suo dominus, l’avvocato Peppe Gandolfo, costernato “perché il 50% se ne va in tasse” (sic!). Insomma, stare vicino “a loro” in qualunque modo possibile, anche solo scrivere per uno dei tanti sitarelli antiquesto ed antiquello è fonte di potenziale benessere. La sfilza “di caduti”, però, oggi è lunga e “pesantissima” per ciò che hanno rappresentato nell’immaginario collettivo: dal potentissimo Roberto Helg all’eroina calabra Rosi Canale che “se ne fotteva” delle prudenze materne arraffando l’arraffabile, entrambi condananti a 4 anni di carcere. Dall’ignobile pizzo chiesto ai familiari delle vittime di mafia dal “paladino antiracket” di Aci Castello al processo al Giudice Saguto con le vergognose gestioni di amministrazione giudiziarie che sono costate migliaia di posti di lavoro sull’isola ingrossando le tasche dei soliti noti, ad iniziare da quel Cappellano Seminara a giudizio anche lui con il magistrato delle misure di prevenzione a Caltanisseta. E come non ricordare l’altra superstar nostrana, Luigi Miserendino, finito agli arresti “perché avrebbe ridotto l’amministrazione giudiziaria del Re dei detersivi ad un mero simulacro”; “l’uomo forte” di Libera in Sicilia “un si vulia ammiscare”, quando invece avrebbe dovuto farlo per legge, quando gli rappresentavano che Ferdico fosse ancora il dominus del bene a lui affidato. Anche allora “la stampa amica” si fece sentire; LiberaInformazione, infatti, a firma del direttore Frigerio, commentò, con trasudante ipergararantismo mai riscontrato a queste latitudini.., che “le intercettazioni andrebbero ascoltate e non solo lette per cogliere le sfumature..” domandandosi, con commossa partecipazione, se la sua fosse stata “connivenza colpevole oppure più semplicemente paura?” Insomma, la dimostrazione plastica di cosa sia un “cerchio magico”. Non credo ci sia molto d’aggiungere su cosa sia stata realmente l’Antimafia in questi anni.

Massimo Marino 
Presidente di Telesud