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E’ questa l’ipotesi dei magistrati della DDA di Palermo che ha portato ad arresti e 9 denunce a carico di personale dell’Azienda di raccolta.

Ai “domiciliari” sono finiti Giovanni Picone e Benedetto Cottone. Il primo è il responsabile operativo per l’Italia meridionale della società. Il secondo, invece, riveste le funzioni di capo-cantiere dell’Energetikambiente ad Alcamo. I due sono stati destinatari di una ordinanza emessa dal Gip del tribunale di Palermo su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia, competente in materia di rearti ambientali. Nove, invece, i denunciati, tutti in forza alla società. I reati – le accuse vanno da traffico illecito di rifiuti all’inquinamento ambientale – prevedono una pena da uno e da due a sei anni di reclusione con multe che variano dai 10 mila ai 100 mila euro. Per tutta la mattina, i carabinieri sono stati anche nella sede trapanese della società, nella zona industriale, passando al setaccio atti amministrativi. Alle operazioni era presente l’avvocato Paolo Paladino, legale di Energetikambiente. Dalla società per il momento è arrivata soltanto una puntualizzazione: “Il servizio di raccolta e le attività proseguiranno regolarmente”. Nessuna interruzione, insomma.Le indagini che hanno preso il via nel settembre del 2018, sono state condotte dal Centro Anticrimine Ambientale dell’Arma coordinato dal procuratore aggiunto Marzia Sabella e dai sostituti Dario Scaletta e Laura Siani. Le condotte, contestate agli indagati, consistevano, secondo la tesi accusatoria, nel sistematico sversamento dei rifiuti liquidi prodotti dalla frazione organica dei rifiuti urbani e nella dispersione delle terre da spazzamento prelevate dal servizio di pulizia delle strade. Come sito sarebbe stato utilizzato quello all’interno di un’area originariamente destinata ad autoparco aziendale della Energetikambiente a Partinico, ma di fatto – rilevano gli inquirenti – impiegata dalla stessa come centro occulto di stoccaggio. Questa mattina, i militari hanno sequestrato l’area e dieci autocarri adibiti al servizio di raccolta e trasporto rifiuti. Acquisita anche documentazione presso gli uffici del Comune di Alcamo. I legali, in queste ore, stanno leggendo con attenzione le sessanta pagine dell’ordinanza della DDA. Tuttavia, trapelano già da ora alcune indiscrezioni difensive sulle immagini divulgate dagli inquirenti e sulle prime acquisizioni difensive; sembrerebbe, infatti, che il liquido sversato, forse troppo chiaro per essere un derivato di frazione umida, possa trattarsi di fanghiglia provocata dalle acque piovane visto che proprio in quella parte dei mezzi si trova una bocca di carico che provoca, in occasione delle forti piogge, questo tipo di intasamento sul camion. Infatti, dopo ogni notte passata in deposito, sarebbe capito in qualche occasione che il livello di liquidi avrebbe impedito l’avviamento del camion e gli autisti si sarebbero resi autonomamente protagonisti dello sversamento, di acque o di parte di frazione organica è da appurare…, per procedere a lavoro. Da subito, invece, si fa notare che l’azienda non avrebbe avuto nessun interesse a sversare il liquido organico, cosi come supposto dai PM, visto che questo sarebbe stato smaltito alla Sicilfert e pagato dal Comune di riferimento. Ancor più circoscritta sembra la posizione di Picone; gli inquirenti, nell’ambito di una sola telefonata con Cottone, avrebbero supposto che fosse a conoscenza ed avallato i fatti, mentre, invece, tutto ciò viene escluso dalla difesa.

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