Il consigliere comunale ci scrive: “sono assolutamente estraneo alla vicenda dei furbetti dell’ATM”. 

“Mi compiaccio per l’ottimo lavoro svolto dalla magistratura circa la sgradevole vicenda che ha riguardato l’ATM e che ha portato alla condanna di 3 dipendenti furbetti. Questo dimostra che il tempo delle vacche grasse è finito e che l’attenzione sul rispetto delle regole nelle società partecipate rimane alta, tanto da parte del consiglio comunale, quanto della competente Autorità Giudiziaria. Io ne ho fatto un personale  cruccio.” Così comincia il comunicato di Peppe La Porta che ci invia per “diritto di replica” visto che l’abbiamo citato nel servizio sulle condanne e che si erano recati al CAF per ben 26 volte, su una cinquantina di casi segnalati dalla Fiamme Gialle, dove il consigliere è notoriamente “il dominus”. Il che non è assolutamente un reato ma resta un dato di fatto. Così come due di loro abbiano fatto attività di sindacato per lo stesso patronato e che “l’attenzione del consigliere in aula è stata assai alta verso l’ATM”. Certamente, così come lo stesso La Porta scrive, “non poteva essere a conoscenza che si recassero lì mentre erano in servizio, né del mezzo che usavano.” Ma a nostro avviso, la continenza giornalistica, incidentale e non solo, “dell’accostamento” non è assolutamente “pretestuosa” rivestendo un indubbio interesse pubblico. Di altra natura, come abbiamo ampiamente sottolineato, non è nostra competenza valutarlo; come lui stesso scrive nella nota, d’altronde, il suo nome non è riportato nel dispositivo di sentenza così come nel decreto di fissazione di udienza preliminare. E lo abbiamo detto chiaramente. Per questo, l’affermazione “come se fossi imputato nel procedimento penale” è, questa si, pretestuosa e contradditoria. Infine, il consigliere La Porta scivola nell’immancabile “attacco politico perché evidentemente a qualcuno è piaciuto strumentalizzare la notizia per l’attività che giornalmente porta avanti a tutela degli interessi della città.” Si tranquillizzi: nessun attacco politico. Telesud ha semplicemente riportato dei fatti che hanno, a nostro avviso, dei risvolti politici vista la vicinanza ai soggetti protagonisti della vicenda che andavano decine di volte a trovarlo, evidentemente non smentendo la circostanza dobbiamo implicitamente dedurre che andassero lì per parlare con lui…, durante i reati di peculato e truffa che stavano commettendo. Che in tutto ciò ci sia un risvolto giudiziario ce ne corre. E di certo non lo abbiamo mai detto. Neanche fra le righe. Fra parentesi: siamo a conoscenza che l’attività inquirente nei confronti “dei furbetti” dell’ATM non è conclusa con le condanne dei 3. Ed anche in questo caso la politica non è del tutto estranea ai protagonisti. Pertanto, noi continueremo a raccontare i fatti; La Porta, dal suo ruolo istituzionale, continui a stigmatizzare questo malcostume.