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La famiglia Ciaravolo, da quel tragico 23 maggio dell’anno scorso, attende ancora l’esito dell’autopsia per capire il perché della morte del piccolo Antonino.

La morte di un neonato, per dei genitori, è sempre una tragedia. Ma attendere oltre un anno per sapere il perché il loro piccolo Antonino non è lì con loro é un calvario. È infatti dal 23 maggio dello scorso anno che la famiglia Ciaravolo aspetta una risposta dalla Procura di Trapani che ha disposto l’autopsia dopo la morte del neonato avvenuta a meno di 24 ore dal parto, eseguito al Sant’Antonio Abate. Un fatto di cronaca che ha destato molto clamore in città e che è rimbalzato in questi giorni sui media nazionali, ripercorso da Federica Sciarelli su Rai nel noto programma “Chi l’ha visto?”. Ad ogni modo, la famiglia si reca subito alla Squadra Mobile riversando sui sanitari la responsabilità di non aver voluto praticare alla donna, Anna Mangano affetta da diabete insulino dipendente, il cesareo. Ed i racconti di quei frangenti di Emanuele, marito della diciannovenne, alle forze dell’ordine ripercorrono quell’infinita mattinata di dolore e sgomento: la dottoressa Francesca Paola Maltese, ginecologa del reparto di Ostetricia del nosocomio trapanese, secondo i Ciaravolo, sarebbe uscita dalla sala parto in cerca di aiuto. “Mentre mi trovavo nel corridoio nei pressi della sala – ha denunciato il marito alla polizia – si è avvicinata la Maltese, la quale mi ha riferito che il parto era stato gravissimo in quanto il bambino era sviluppato più del previsto. Preciso – si legge ancora – che la dottoressa, che aveva anche assistito Anna durante la gravidanza, aveva previsto che la nascita di mio figlio doveva avvenire all’ottavo mese, verso il 25 maggio, in quanto la mia compagna essendo affetta da diabete, per evitare ulteriori complicanze, avrebbe dovuto partorire prima del nono mese”. La giovane donna, così, entra a 34 settimane e 4 giorni in sala parto per la rottura prematura delle membrane, intorno alle 9 per nascere intorno alle 13. Il bambino morirà l’indomani verso le 11. L’Asp, che nel frattempo aveva diffuso una nota affermando che “si trattava di un parto a rischio”, dispose una relazione tramite una commissione sanitaria; i risultati davano in chiaroscuro il comportamento medico dei colleghi del Sant’Antonio. Poi, l’inchiesta dei PM e la richiesta di autopsia. Ma ad un anno di distanza tutto tace in un silenzio assordante.

ASCOLTA L’INTERVISTA ALL’AVV. GUGLIELMI, LEGALE DELLA FAMIGLIA CIARAVOLO