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Dopo il decreto che fissa a 14 tonnellate i limiti di pesca, parte l’arrembaggio della politica ed il balletto dei numeri. 

“La Nino Castiglione -scrive venerdì scorso in un comunicato-, preso atto del Decreto Ministeriale del 30 maggio che di fatto azzera la quota tonno rosso già assegnata, indivisa, lo scorso 17 aprile, comunica di aver interrotto le attività di Tonnara a Favignana. Nessuna azienda sana si può permettere il cambio “in corsa” dalle regole del gioco.” Apriti cielo: politica e social si scatenano. Nel mirino il sottosegretario leghista Manzato, reo d’aver firmato il decreto che relega a sole 14 tonnellate l’autorizzazione. In sintesi, complotto ai danni dei siciliani e poca attenzione per le istanze del territorio da parte della politica locale che dovrebbe difenderlo. Il giorno dopo, lo stesso Manzato inverte la rotta: “senza il mio provvedimento, Favignana avrebbe rischiato di restare all’asciutto visto che sarebbe arrivata probabilmente ultima nella corsa ad accaparrarsene di più nel sistema di quota indivisa; l’impianto delle Egadi, a parte la sua struttura turistica, è fortemente influenzato dalla sua collocazione geografica che richiede più tempo affinché le gabbie si possano riempire.” A parte il fatto che non c’è alcuna gabbia nel mare di Favignana, ma solo una tonnara fissa che complica notevolmente la possibilità di pesca, i numeri del sottosegretario leghista sono veri: ad oggi la Castiglione ha solamente due tonnellate e mezzo di pescato, dunque sarebbe arrivata in ritardo, quasi certamente, nella corsa per l’indivisa. Che abbia fatto “un favore” a Favignana, tuttavia, ce ne corre. Sono note a tutti le coperture politiche dei palancari salernitani e soprattutto dei sardi di Carloforte; politica che è oggi del tutto assente dalla difesa del nostro territorio. Addirittura, il sottosegretario Santangelo era completamente all’oscuro del provvediemtno del collega di governo, nonostante la vicenda fosse sulle prima pagine di tutta la stampa locale e nazionale da mesi e avrebbe dovuto entrare nella sua agenda politica da tempo e non l’indomani quando si è recato, assieme ad una delegazione grillina, alla Castiglione “così da poter incontrare la parte tecnica e politica del Ministero per lavorare a soluzioni concrete che permettano di mantenere la sua funzione socio-economica sul territorio ed i suoi valori identitari-culturali.” “La settimana prossima”. Se si fosse interessato qualche settimana fa, magari non si sarebbe arrivati a questo. Poi, l’immancabile foto su Facebook. Ma si sa, “è il suo strumento diretto di informazione con i cittadini”. Dunque, chi ha ragione? Il sottosegretario che afferma, sostanzialmente, d’aver “fatto un favore” alla Castiglione o l’Azienda che si “augura il Ministero possa avere maggior rispetto in futuro per chi investe, non solo per profitto, ma per cultura, tradizione, occupazione.” Probabilmente, la verità, come spesso accade, sta nel mezzo. Siamo davanti ad un decreto scritto tardi e male e difeso ancora peggio dalla nostra politica; dall’altra parte una Azienda che si é resa conto di essere in forte ritardo sulla tabella di marcia probabilmente anche con degli errori di calcolo fra metraggio e “muro” di tonnara. Ricordiamoci che anche se non si pesca la quota è sempre vendibile a terzi. Dunque, una levata di scudi aiuta alla causa; con magari qualche altra quota, last minute, in soccorso dalla Sardegna e l’aumento del 20% ogni anno che far partire da un tonnellaggio maggiore crea “valore aggiunto”. Insomma, soldini. Il che è anche legittimo per chi investe in un progetto pluriennale che potrà vedere gli utili fra qualche anno visto che la sostenibilità dell’iniziativa è calcolata dagli addetti ai lavori intorno alle 100 tonnellate di pescato. Quello che ci chiediamo, invece, è di quale funzione “sociale, cultura, di tradizione e turistica” stiamo parlando; tutti termini citati, pomposamente, dai protagonisti di questa vicenda. Alzi la mano chi si è accorto che quest’anno fossero state assegnate le quote tonno a Favignana e quale ricaduta abbia avuto sul territorio,  al netto dei livelli occupazionali fisiologici, fra l’altro, per il profitto aziendale. I tanti vituperati sardi sviluppano ben altri meccanismi per fare sistema e sviluppare indotto ed immagine che si tramuta in turismo, cultura e, queste si, tradizione ed identità sociale. Ma questo è un altro discorso e ne parleremo in un altra occasione.