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Dopo lo scandalo Palamara, non si placano le polemiche sulle faide interne alla magistratura. Nell’approfondimento di oggi, il commento del presidente di Telesud Massimo Marino.

Questo era il titolo della trasmissione di ieri sera di Lilli Gruber, Otto e mezzo, che affrontava il nuovo scandalo sulla magistratura in Italia: Il Paese delle toghe sporche. Non mi trova d’accordo nella semplificazione giornalistica, seppur colgo chiaramente la provocazione che ci sta tutta vista la portata dei fatti di cronaca. La vicenda è nota: Luca Palamara, potentissimo ex presidente dell’associazione nazionale magistrati, è finito sul registro degli indagati per corruzione; si sarebbe adoperato per influenzare le scelte del CSM sulle nomine giudiziarie. In particolare, quella di Marcello Viola, ex procuratore della Repubblica di Trapani, a capo dei PM romani. Questa la tesi dei magistrati di Perugia, competenti territorialmente. Intrecci fra colleghi, imprenditori collusi, regalie varie e lobby politiche. Fra i tanti incontri, Palamara avrebbe prediletto quelli con Luca Lotti, potentissimo braccio destro di Matteo Renzi. Dall’inchiesta, sembrerebbe che il chiodo fisso per l’ex presidente dell’ANM fosse quello di mettere le mani sulla Procura della capitale per scalzare l’attuale numero uno, Pignatone, con cui non correva buon sangue. La “lobby” avrebbe individuato in Marcello Viola, non indagato nell’inchiesta, l’uomo giusto per il loro disegno criminale, “ritenuto caratterialmente controllabile.” Da questo “controllo” ne sarebbe derivata la nomina di Palamara come procuratore aggiunto nello stesso Ufficio. L’ex numero uno dei Pm trapanesi è stato nominato nel 2016 Procuratore Generale di Firenze, città nella quale Lotti&Renzi hanno costruito la scalata a Palazzo Chigi con il “Giglio magico” e dove tuttora amministrano con “il loro” Daniele Nardella. Insomma, Palamara avrebbe ottenuto, in particolare dall’imprenditore Fabrizio Centofanti, arrestato lo scorso anno per corruzione nell’ambito di una inchiesta per delle compravendite di sentenze nel Consiglio di Stato, regalie, denaro ed altre utilità per la sua attività di corruttela; fra queste, una vacanza con l’amante a Favignana, dove ha casa, sarà un caso…, lo stesso Viola che passa gran parte dell’estate nelle Egadi. Insomma, l’ex Procuratore di Trapani era la persona cui confidava la lobby. Termine, confidare, che evidentemente è ricorrente nel rapporto coi colleghi per Marcello Viola. Infatti, nell’altrettanto nota vicenda nostrana Penna-Tarondo, che vede quest’ultimo a processo per diffamazione nei confronti del marito della collega a Caltanissetta, il Gip nisseno scrisse nell’ordinanza per lo svolgimento di nuove indagini del 2015 “di compulsare il Procuratore Viola per le confidenze ricevute da Tarondo con riguardo al procedimento che aveva visto indagato l’opponente De Mari a Brescia.” Il Giudice per le indagini preliminari, allora, tratteggiò un clima quasi carbonaro e da lunghi coltelli, con tanta polizia giudiziaria vicina, forse “troppo vicina”, al Pm bolognese con circostanze ancora tutte da chiarire e che certamente non danno lustro alla magistratura, a prescindere dai risvolti penali della vicenda. “Il Paese delle toghe sporche”; così titolava la Gruber, dunque. Ad inizio del commento ho detto di non essere d’accordo. Sono certo che la stragrande parte della magistratura è composta da gente perbene che fa il suo lavoro con scrupolo e lontano dalla ribalta con smanie di protagonismo, spesso per soddisfare gli amorosi sensi, e di smodato carrierismo. La durissima nota dell’ANM milanese che parla per la prima volta “di una questione morale” è solo la punta di un iceberg, enorme, che naviga sommerso nei Tribunali di mezza Italia. Ad iniziare da quello trapanese dove sono tantissimi i magistrati che vivono con profondo disagio certi protagonismi. Ma è proprio a loro che va il mio modesto appello: ribellatevi alle poche mele marce che trovate lungo il cammino. Il detto cane non mangia cane e decisamente fuori dal tempo visto le cronaca che coprono di disonore uno dei capisaldi della nostra Costituzione: l’autorevolezza e l’indipendenza della Magistruatura che con merito rappresentate giorno per giorno. 

Massimo Marino 
Presidente di Telesud