Pubblicità
<tonno auriga

Si sono inventati un laboratorio di teatro per i bambini di Capaci, in un paese dove non c’è nessuna struttura in cui far giocare i ragazzini e dove in strada non si gioca più. Così i bambini spesso rimangono a casa davanti ai videogiochi. L’associazione Teatranti Instabili, su richiesta delle mamme, ha coinvolto una quarantina di bambini dai 4 ai 14 anni, inventandosi di volta in volta un posto in cui accoglierli. I membri si sono autotassati per affittare i locali, acquistare i costumi e gli oggetti di scena. Il laboratorio “Dal testo alla messa in scena” è iniziato lo scorso inverno e, adesso, i piccoli attori porteranno in scena “Il prigioniero di Azkaban” all’interno del Festival Falcone e Borsellino il 9 luglio alle 21. Non solo attori però, i piccoli hanno anche imparato a realizzare la scenografia, i costumi e pure il testo teatrale è stato opera loro assieme ai Teatranti Instabili. “Questi bambini rappresentano la parte più sana e bella di questo paese – dice Maria Ansaldi, direttore artistico del Festival, che ha creato il laboratorio – siamo stanchi di arrivare al mondo come il luogo della strage. Il nostro è un paese pieno di potenzialità con tanta bella gente che lavora duro per esportare al di fuori l’immagine più vera e sana del nostro territorio. I bambini del nostro laboratorio sono i figli di chi ha scelto la via della legalità”. Non a caso sono stati proprio i bambini a scegliere di rappresentare Harry Potter quale simbolo del bene che prevale sempre sul male”. Harry Potter è infatti un bambino che sconfigge un male enorme e riesce a farlo non tanto per la magia ma per il grande sacrificio d’amore ricevuto in dono dalla madre che muore per salvargli la vita. I bambini di Capaci conoscono bene questa storia e con gioia la rappresenteranno sul palco della loro città. Il migliore piccolo attore sul palco riceverà durante la serata finale del Festival, il 19 luglio, il premio alla memoria di Francesca Morvillo. Ma i piccoli attori hanno anche una richiesta: un posto tutto loro in cui continuare a fare teatro.