Ai domiciliari il funzionario della Regione Giacomo Causarano e l’imprenditore Antonello Barbieri.

Altri due arresti nell’ambito dell’inchiesta che ha coinvolto il consulente della Lega Paolo Arata, accusato di essere socio occulto del “Re” dell’eolico Vito Nicastri, ritenuto dagli inquirenti prestanome e finanziatore del boss latitante Matteo Messina Denaro. Proprio grazie alle parole dell’imprenditore alcamese, che ha deciso di collaborare, sono finiti ai domiciliari Giacomo Causarano, in servizio al Settore III del Dipartimento Regionale dell’Energia, quello che si occupa di Autorizzazioni e concessioni, e centro nevralgico per chiunque voglia fare affari in Sicilia con le energie rinnovabili e l’imprenditore milanese Antonello Barbieri ritenuto socio occulto di Arata e Nicastri fino al 2015 e accusato di intestazione fittizia di beni, autoriciclaggio e corruzione. In particolare Barbieri avrebbe amministrato, per conto di Nicastri, la società Quantans, al centro di numerosi passaggi di quote e attiva sempre nel settore delle rinnovabili. Secondo gli investigatori c’è un momento determinante – a fine 2015 – che vede protagonista Barbieri e che ufficializza l’inizio dei rapporti economici tra Arata e Nicastri. Il 2 dicembre del 2015, infatti, Barbieri vende la totalità delle quote della Etnea (controllata da Quantans) alla società Alqantara riconducibile ad Arata. Un’operazione da 300mila euro, che segnerebbe la fuoriuscita di Barbieri e l’ingresso del consulente della Lega negli affari di Nicastri. Parte di questa somma poco dopo sarebbe finita nelle mani dell’imprenditore alcamese. Circa 15 giorni fa,era stato arrestato Alberto Tinnirello, superiore di Causarano nello stesso ufficio. Le indagini dei magistrati,però si sono concentrate anche sul funzionario della regione. Nel mirino degli inquirenti, alcuni flussi di denaro da società riconducibili a Nicastri. E la svolta è arrivata grazie all’inaspettata collaborazione del re dell’eolico. Il progetto era ottenere l’Autorizzazione Unica da parte della Regione per la realizzazione di due impianti di bio metano da realizzare a Francofonte e Calatafimi. L’intenzione era poi quella di rivendere il progetto, completo di tutte le autorizzazioni, a grosse imprese che operano nel campo delle rinnovabili. La mazzetta pattuita sarebbe stata di 500mila euro. I primi centomila sarebbero già stati consegnati, il resto doveva essere versato alla firma dell’autorizzazione. L’inchiesta della Direzione distrettuale di Palermo condotta dalla Dia di Trapani, nei mesi scorsi, ha portato all’arresto anche dei figli di Arata e Nicastri, Paolo e Manlio. Mentre il filone dell’indagine che riguarda l’ex sottosegretario leghista alle Infrastrutture Armando Siri è stata trasferita alla Procura di Roma per competenza territoriale.