Così, il PM ha motivato la richiesta d’assoluzione dell’avvocato Marino. I giudici: “non doveva essere intercettato”

Un reato infamante per una indagine che destò molto clamore in città vista la notorietà del personaggio, uno dei legali più conosciuti del foro trapanese con un lungo trascorso in politica. Nell’aprile del 2016 l’informazione di garanzia; un fulmine a ciel sereno: sfruttamento della prostituzione, evasione fiscale e tentata induzione alla prostituzione minorile con l’indagine affidata all’aliquota della Forestale ed in particolare all’ispettore Ino Conigliaro che accompagnò l’avvocato nelle perquisizioni presso lo studio legale e le proprie abitazioni di Trapani e San Vito Lo Capo. Pochi giorni dopo altro colpo di scena: il legale denuncia alla Procura di Caltanissetta Andrea Tarondo, titolare dell’inchiesta assieme ai colleghi Sara Morri e Marco Verzera, e lo stesso Conigliaro per “disinvolture investigative”, diciamo così. Il PM bolognese, incredibilmente, si tenne la delega, nonostante l’evidente conflitto d’interesse, sino a luglio, ovvero sino all’ultimo giorno utile per procedere per calunnia contro Marino. Ma già dopo i primi mesi gli inquirenti dovettero fare i conti con le risultanze investigative che smentivano l’impianto accusatorio. Testimoni su testimoni, anche minori alla presenza di consulenti medici di sostegno, che letteralmente trasecolavano alle domande dei PM. Così, la stessa Procura, a firma del reggente Cartosio, nel frattempo subentrato a Marcello Viola, con i sostituti Morri e Verzera chiesero le prime archiviazioni per sfruttamento della prostituzione ed evasione fiscale. Il Gip Cersosimo, nel febbraio 2017 accolse il provvedimento. In piedi restò il terzo capo d’accusa, stralciato per competenza territoriale. Un dibattimento che non ha avuto molto da dire sin dall’inizio, finché, lo scorso 22 maggio, il Collegio presieduto da Enzo Agate, con a latere Roberta Nodari e Chiara Badalucco, demolisce l’ultimo fragilissimo impianto accusatorio accogliendo le eccezioni della difesa, sostenuta dagli avvocati Salvatore Alagna, Gianluca Graziano e Giuseppe Ingrassia, sulla legittimità delle intercettazioni facendo crollare miseramente l’ultimo tassello accusatorio. Scrissero i giudici: “…non può sottacersi che il decreto autorizzativo in esame, con riguardo alle specifiche ipotesi delittuosa all’epoca ascritte all’indagato, non abbia indicato alcun elemento rappresentativo della commissione di alcun reato…,per tali ragioni determina l’inutilizzabilità dei risultati delle intercettazioni eseguite”. Tradotto: non poteva essere intercettato. Al sostituto in aula, Franco Belvisi non è rimasto che chiedere l’assoluzione parlando espressamente di “deserto probatorio”. L’avvocato Marino, ieri ha commentato così l’assoluzione: “Il mio pensiero corre adesso ai tanti che mi hanno sostenuto in questa infamante vicenda. A mia moglie innanzitutto. Quindi ad i miei amici ed alle persone, molte delle quali in Toga o in Divisa, che subito mi manifestarono affettuosa e pubblica solidarietà. Ovviamente ai difensori per la loro alta professionalità. Attendo che la sentenza acquisti il giudicato definitivo. Quindi ne trarrò le conseguenze per i consapevoli autori dell’accusa, il sostituto Andrea Tarondo -già da me denunciato- e l’ex Procuratore Marcello Viola.”