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L’imprenditore trapanese adesso è ai domiciliari. Fu tratto in arresto nell’operazione Scrigno. Lunedì la Cassazione per gli indagati.

Un operazione che ai primi di marzo destò molto scalpore finendo sulle pagine di tutta la stampa Italiana. Scrigno, così la chiamarono gli inquirenti, dandogli il nome dei negozi, già restituiti alla moglie dei fratelli Virga in sede di Riesame, dei figli del vecchio capomafia trapanese, da anni all’ergastolo, scontando il suo ruolo di boss con sentenze passate in giudicato. In carcere finirono, oltre ai Virga, il pregiudicato Franco Orlando assieme all’ex deputato regionale Paolo Ruggirello ed altre 21 persone. Fra queste, l’imprenditore trapanese Ninni D’Aguanno che per gli inquirenti avrebbe cercato il voto di Cosa Nostra in occasione del rinnovo del parlamento regionale il 5 novembre 2017 che vide candidata la moglie Ivana Inferrera nelle fila dell’Udc. Entrambi finirono in carcere, così come quasi tutti gli altri indagati, accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere aggravata dal metodo mafioso e voto di scambio. La Inferrera venne scarcerata al primo ricorso gerarchico dal Tribunale della Libertà che, invece, confermo il provvedimento restrittivo verso il marito. D’Aguanno, in seguito, rese un interrogatorio ai PM che tuttavia diedero parere negativo quando i legali dell’imprenditore presentarono al Giudice per le indagini preliminari Morosini istanza di scarcerazione o in subordine dei domiciliari; ed il Gip, infatti, respinse. Lunedi scorso, invece, in sede di appello, finalmente, gli avvocati Donatella Buscaino e Giovanni Rizzuto hanno ottenuto dal Tribunale del Riesame i domiciliari per il loro assistito con obbligo di braccialetto elettronico. Nell’interrogatorio i difensori sono convinti che siano stato chiariti molti punti della tesi accusatoria che poi dovrà essere definitivamente smontato in dibattimento, dove naturalmente finirà la sua posizione, escludendo dunque ogni rito alternativo. Adesso, si attende lunedì quando verranno discusse in Cassazione le misure cautelari disposte nei confronti della stragrande maggioranza degli arrestati, avverso la prima ordinanza cautelare del Tribunale palermitano.