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La sentenza è stata emessa stamani dalla I sezione della Corte d’Appello di Palermo

Non ci fu voto di scambio. L’onorevole Nino Papania, che in primo grado, nell’aprile del 2016, per questo reato era stato condannato a 8 mesi di reclusione dal Gup del Tribunale di Trapani, è stato assolto in appello. La sentenza della I sezione della corte di appello di Palermo è stata emessa stamani. L’ex deputato è stato assolto per non aver commesso il fatto. Con la stessa motivazione la corte di appello ha assolto anche i co-imputati Filippo Renda e Francesco Ciccia. Confermate le sentenze di primo grado per gli altri due imputati; Giuseppe Bambina e Giuseppe Galbo. Il collegio giudicante depositerà le motivazioni della sentenza entro novanta giorni.

I fatti che furono contestati a Papania risalgono al 2012 ed erano relativi alle consultazioni amministrative del Comune di Alcamo. L’indagine partì partita da un attentato incendiario subito da Papania. Gli approfondimenti dei carabinieri di Alcamo, coordinati dal Sostituto Rossana Penna, fecero emergere un presunto sistema che mirava a comprare voti in cui l’ex senatore avrebbe giocato un ruolo chiave. Secondo l’accusa, in particolare, Papania avrebbe contribuito all’accreditamento di alcune cooperative sociali nel circuito del Banco alimentare. Gli alimenti, però, anziché essere distribuiti ai bisognosi, sarebbero stati elargiti in cambio delle preferenze elettorali. Per la distrazione dei beni alimentari Papania è già stato assolto in primo grado, ora arriva l’assoluzione anche in appello per il più grave reato di voto di scambio. Revocata dalla corte anche i risarcimenti nei confronti delle parti civili. In primo grado diecimila euro furono assegnati a Niclo Solina, candidato in corsa che sarebbe stato danneggiato dal voto di scambio, mentre un risarcimento simbolico, cento euro, fu assegnato anche a 120 cittadini che si sono costituiti parte civile.