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Alcune recenti polemiche riaccendono il dibattito sui trasporti in Sicilia.

Da anni è un tormentone che si ripete: il trasporto siciliano deve preferire la linea ferrata o la gomma? Tanti proclami, protocolli d’intesa con le Ferrovie che puntualmente restano lettera morta e la politica che cavalca il malcontento per poi tornare, finito il suo mandato, alla stazione di partenza, è proprio il caso di dire. Come in un tragicomico gioco dell’oca. Ed anche Musumeci, non è voluto essere da meno; per lui, non c’è discussione: bisogna puntare sulle linee ferrate. Come tanti suoi predecessori, non ha mancato di sottolineare che “il suo governo intende privilegiare il trasporto ferroviario perché sicuro e non inquinante e la Regione ha già fatto una convenzione da 2 miliardi di euro con Trenitalia per ammodernare la rete” a condizione, però, che ci siano “treni veloci e stazioni adeguate.” Il governatore ammette che “il risultato, ad oggi, non è certamente ottimo” ma “è convinto che entro un anno ai siciliani verrà restituito ciò che sino ad oggi gli è stato negato.” Il che avrebbe del miracoloso visto lo stallo della nostra rete ferrata che versa in condizioni pietose da 50 anni. Ma anche il governo precedente aveva ribadito lo stesso concetto ed addirittura, nell’aprile 2017, l’assessorato aveva redatto un “Piano Integrato delle Infrastrutture e della Mobilità” che sostanzialmente aboliva il trasporto pubblico su gomma a lungo raggio, con una normativa di dubbia costituzionalità. Infatti, il testo recita che “la rete principale regionale è definita da un insieme di collegamenti plurimodali (ferro-gomma).” Ed ancora: “l’integrazione con la rete ferroviaria è condizione necessaria e sufficiente sulle relazioni connesse con servizi di trasporto pubblico su gomma”, assegnando a quest’ultime una sorta di ruolo “tappabuchi” fra centri abitati con distanze non superiori ai 50 chilometri a condizione che non esista un collegamento ferroviario e non inferiore ai 30 chilometri, distanza entro la quale, invece, è consentito il servizio pubblico su gomma. In pratica, OGGI, stando al Piano, il TPL su gomma Trapani-Palermo sarebbe “contra legem”, imponendoci un viaggio della speranza col treno che ci porterebbe nel capoluogo di Regione dopo una odissea di 5 ore. Il che la dice lunga sulla fattibilità del Piano nel medio periodo. Insomma, sulla carta, tanti buoni propositi, al netto di qualche rilievo di concorrenza sleale in sfavore delle aziende su gomma, a prescindere di come la pensi il cittadino. Ma con il piccolo particolare che si sta parlando di fantascienza più che di scienza. Affermare, infatti, -come sostiene il Presidente della Regione- che “entro un anno” la situazione sarà “adeguata” è al limite della follia oltre che essere propaganda spicciola. Chiunque conosca, turisti compresi, la situazione ferroviaria sull’isola sa che ci vogliono interventi massicci per normalizzare la Sicilia al resto d’Italia. Nella nostra provincia, poi, peggio che andar di notte: una rete ferrata assente con stazioni vetuste e dei treni che assomigliano alle diligenze del 800 più che ai Freccia Rossa. Per raggiungere Palermo, da Trapani, si fa un giro assurdo visto che la “tratta nord” é impraticabile da decenni, nonostante i tanti proclami delle Ferrovie dello Stato, forse troppo tutelate trasversalmente dalla politica. Un servizio assicurato dalla Segesta che in queste settimane è stata, però, al centro di alcune polemiche, soprattutto sui social. L’azienda siciliana non ci sta a passare per “monopolista” senza scrupoli e mette in chiaro come stanno realmente le cose. Ma ne parleremo domani.