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L’Associazione Ristoratori Trapanesi non ci sta e contesta il documento della CGIL di Trapani in merito ai lavoratori in nero nel campo della ristorazione e della ricettività in genere. “Non facciamo di tutta l’erba un fascio” è il loro grido. Vediamo il servizio

La denuncia da parte della CGIL di Trapani, secondo la quale il settore della ristorazione nel capoluogo sarebbe saturo di lavoratori sfruttati, sottopagati con paghe risibili, non è andata proprio giù all’associazione dei ristoratori trapanesi.

Il presidente dell’assocazione ART si dicono perfettamente consci che ci possa essere qualche imprenditore che utilizzi dei mezzi poco consoni nell’inquadramento del proprio personale ma precisano che la situazione dei collaboratori dei soci dell’A.r.t. è sempre in regola con le norme che regolano l’attività lavorativa.

“Oggi, nella nostra città, con l’afflusso turistico ridotto allo stremo – scrivono –  quello delle attività ristorative e ricettive è divenuto l’unico volano di promozione occupazionale”.

Smentiscono, quindi, la denuncia della CGIL ritenendola abbastanza vaga e priva di riscontri. E questo poiché le attività di ristorazione sono soggette a continui controlli da parte di diversi organi sanitari ed ispettivi: Capitaneria di Porto, Nas dell’arma dei carabinieri, polizia marittima, A.s.p. ed ispettorato del lavoro.

Tuttavia riconoscono che ci sia qualche ristoratore che sfrutti i propri dipendenti danneggiando l’intera categoria. Ma non è possibile fare di tutta l’erba un fascio, e pertanto invitano la CGIL a segnalare le posizioni irregolari in modo da poter prendere, come associazione ristoratori, i più opportuni provvedimenti a tutela del buon nume e della altissima reputazione che abbiamo costruito con anni di immani sacrifici.