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Via D’Amelio, tante le verità ancora nascoste e gli audio desecretati dell’audizione di Paolo Borsellino in Commissione nazionale Antimafia

19 luglio 1992: in via D’Amelio un’autobomba uccide il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Eddy Walter Cosina, Claudio Traina e Agostino Catalano. 90 chili di tritolo, l’auto e le targhe rubate, il garage di via Villasevaglios, l’autofficina Orofino di via Messina Marine, la staffetta fino a via d’Amelio. Questo è quello che sappiamo di quel maledetto pomeriggio di una calda giornata di luglio. Il resto, rimane avvolto ancora nel mistero nonostante i pentiti costruti e non e i numerosi processi. Sfilano pezzi dello Stato in via D’Amelio. Lo stesso che in questa storia pare aver avuto un ruolo ma di cui non sappiamo nulla. A Caltanissetta l’ennesimo processo che vede alla sbarra per calunnia tre ex poliziotti del gruppo Falcone-Borsellino accusati di aver avuto un ruolo nella creazione e nella gestione del finto pentito Scarantino. Da poco sono stati iscritti nel registro degli indagati,i magistrati Carmelo Petralia e Annamaria Palma, accusati anche loro di calunnia aggravata. Sappiamo di certo però che Borsellino era solo, isolato. “Io con la macchina blindata solo di mattina libero di essere ucciso la sera”. Lo dice lo stesso giudice ascoltato nel 1984 in commissione parlamentare antimafia. Gli audio di quelle audizioni sono stati desecretati di recente. In quelle registrazioni, Borsellino parla anche della Provincia di Trapani, citando espressamente Catelvetrano. Pochi minuti in cui il giudice parla della latitanza di Totò Riina e dei tesori di Cosa Nostra mai sequestrati e che ancora oggi sarebbero a dipsosizione del superricercato Matteo Messina Denaro. Ascoltiamo un estratto dell’audio di Borsellino in commissione antimafia