Pubblicità
<tonno auriga

La chiesetta rupestre ericina ha bisogno di interventi urgenti o andrà perduta per sempre.

L’allarme corre sulle tastiere, attraverso i social. A lanciarlo l’architetto Giovanni Vultaggio che tra i primi inserì la chiesetta di Sant’Ippolito tra i siti di interesse lungo i sentieri della montagna di Erice, ormai più di venti anni fa. Un progetto dell’allora provincia Regionale di Trapani che si occupò anche di un primo intervento. Da allora nessun altro intervento di consolidamento o restauro è stato operato sulla chiesetta. Un esempio di luogo di culto, forse di origine protocristiana, poi divenuto di una certa importanza nel medioevo e giunto fino a noi nelle condizioni di un rudere. La chiesa è una delle tre chiese rupestri (Santa Maria Maddalena; Sant’Ippolito; e Santa Maria Maggiore, databili al XII sec) che è possibile raggiungere e visitare lungo i sentieri ericini. Al suo interno, privo di arredi, è rimasta però una labile traccia di un affresco che rappresenta San Giorgio e il drago. La Chiesa oggi è inserita in quello stesso itinerario di trekking dei sentieri ericini progettato venti anni fa e recuperato da qualche anno. Il pianoro omonimo, a 490 metri sul livello del mare, nel versante nord della montagna, poco meno di due anni fa è stato oggetto di un intervento volontario di piantumazione di alberi e di piante ad alto fusto da parte degli attivisti del Movimento 5 Stelle, su progetto dell’architetto Maurizio Oddo. A onor del vero l’area è stata anche oggetto, almeno un paio divolte, di atti vandalici con lo sradicamento di alcune piante ad opera di ignoti nel corso di raid notturni. Dunque il timore per la chiesetta non è infondato. In quella occasione il consigliere comunale Alessandro Barracco nel denunciare lo sradicamento e il furto degli alberi presentò un esposto/denuncia alla Procura della Repubblica in cui pose in rilievo anche lo stato di degrado e pericolo di crollo in cui versa la chiesetta. Analoghe segnalazioni furono avanzate agli uffici comunali e al consiglio comunale di Erice. “Ma tutto langue”, commenta Barracco sui social.