Pubblicità
<tonno auriga

Archiviati i festeggiamenti per San Alberto patrono della città e quelli del 10 di agosto per San Lorenzo a cui è dedicata la cattedrale, da martedì 13 si aprono i festeggiamenti per la Madonna di Trapani patrona della diocesi.Un programma fitto di appuntamenti liturgici che si concluderà con i tradizionali fuochi d’artificio della sera di venerdì 16.In realtà le celebrazioni tradizionalmente iniziano il 1° di agosto con la quindicina, viaggi votivi che i fedeli affrontano a piedi, talvolta scalzi, dalle proprie abitazioni fino al Santuario mariano.Martedì 13 alle 21.00 un corteo di barche accompagnerà lo sbarco al porto peschereccio di una riproduzione della statua(l’originale è custodita nel santuario e non viene trasportata in processione dal 1954) sarà il vescovo di Trapani Mons.Pietro Maria Fragnelli ad accoglierla ed accompagnarla in cattedrale.Mercoledì 14 a Porta Ossuna alle 17.30 un momento di preghiera in memoria dei tanti pescatori e marinai defunti e di tutte le vittime del mare.Giovedì 15 solennità di Maria assunta, alle 5.50 pellegrinaggio dalla Cattedrale al Santuario presieduto dal Vescovo, alle 22 davanti a Palazzo Cavarretta concerto bandistico della banda città di Paceco.Venerdì 16 di agosto solennità della Madonna fi Trapani alle 11 e alle 19.30 celebrazione eucaristica in Cattedrale, alle 20.45 processione per le vie del centro e alle 24.00 spettacolo pirotecnico da Piazza Vittorio.
Ma come arriva a Trapani la statua attribuita allo scultore conosciuto come il Pisano? “L’Immagine – secondo nazzazione popolare in seguito trascritta era venerata in una chiesa di Siria, proprietà del cavaliere Templare pisano, certo Guerreggio. Alterne vicende politiche e cruenti battaglie ridussero nelle mani di Saladino, gran Sultano di Babilonia, tutta la Terra Santa. I cavalieri Templari, pertanto, dopo la sconfitta di San Giovanni D’Acri, decisero di tornarsene in patria. Guerreggio pensò bene d’imbarcare anche la sua Madonna per toglierla dalle mani degli infedeli; e con quel dolce carico fecero rotta verso Pisa, loro città di origine.

Dopo un viaggio più o meno sereno, giunti al largo di Lampedusa, li colse una furiosa tempesta tanto che a stento poterono raggiungere quell’isola. Tornata la bonaccia, ripresero il largo, ma una seconda tempesta, molto più furiosa, li costrinse a riparare nel porto di Trapani. Qui rimasero per alcuni mesi per riaversi dallo spavento e per riparare i danni alla nave. Ma non appena decidevano di salpare, si ripeteva la manfrina del maltempo. Si convinsero allora che nella linea provvidenziale delle cose era previsto che dovevano lasciare a Trapani il dolce carico della Statua. Perciò la consegnarono al console pisano con la promessa di imbarcarla per Pisa alla prima opportunità. La Madonna fu riposta nella chiesa di S. Maria del Parto, dove i Carmelitani di recente e per un decennio avevano trovato accoglienza, prima di trasferirsi all’Annunziata fuori le mura.

Venne il giorno propizio di spedire la Statua a Livorno. Il console la fece deporre su un carro, trainato da buoi, per trasportarla al molo, dove un veliero era pronto per salpare. Ma gli animali, alla prima frustata, in modo sorprendente e con lena, presero la via della campagna quasi ubbidissero ad una guida invisibile. Il popolo in grande calca esplose in grida di esultanza, sicuro che l’oggetto della sua devozione voleva rimanere in questa città. I buoi si fermarono soltanto dinnanzi alla chiesina dell’Annunziata, e i Carmelitani uscirono processionalmente ad accogliere la Madonna con gioia grandissima. Il cavaliere Guerreggio, informato di quella decisione soprannaturale, stabilì che l’Immagine restasse a Trapani e in quella chiesa, servita e venerata dai frati del Carmelo.”