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Una delegazione del Partito Radicale, composta da Rita Bernardini (consigliere generale del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito), Gianmarco Ciccarelli e Donatella Corleo (militanti del Partito Radicale Nonviolento Trasnazionale Transpartito) Baldassare Lauria, Laura Ancona e Silvia De Pasquale – accompagnata per una parte della visita dal dottor Roberto Piscitello,
Direttore Generale della Direzione Generale dei Detenuti e del Trattamento del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria – ha effettuato un ‘sopralluogo’ oggi alla Casa Circondariale “Pietro Cerulli” di Trapani, nell’ambito di “Ferragosto in carcere 2019. Iniziativa del Partito Radicale e dell’Unione delle Camere Penali Italiane”. La visita si è protratta dalle ore 10.30 circa fino alle ore 17:15.

Emerso l’evidente degrado strutturale della Casa Circondariale, dove sono reclusi 513 detenuti, cui si aggiungono 22 permessanti, per un totale di 535 soggetti in carico all’Istituto a fronte di una capienza regolamentare di 564 posti. Una situazione non allarmante, secondo i numeri, che però si traduce diversamente nei fatti alla luce di alcune celle anche piccolissime di 9 – 10 metri quadrati destinate a ospitare 1 detenuto e che spesso ne ospitano 2 e celle pensate per ospitarne 3 che ne ospitano 4 con letti a castello anche a tre piani. La maggioranza dei detenuti appartiene al circuito di media sicurezza: 442 i detenuti comuni e 93 i detenuti che scontano la loro pena in alta sicurezza. Con eccezione del reparto Adriatico, inaugurato 3 anni fa (che non ha tuttavia il riscaldamento, ma ha i bagni a norma e la palestra) il resto invece è stato giudicato in pessimo stato: sia il primo reparto, di isolamento, con docce esterne, senza acqua calda e il bagno a vista in tutte le celle e anche alla turca – dove è stato individuato un detenuto senza cuscino e uno straniero privo del sapone per lavarsi – che il reparto di alta sicurezza, lo Ionio, dove ci sono le docce esterne alle celle in violazione al regolamento penitenziario, il bagno senza finestre e impianto di aerazione. I detenuti scontano nella cella 20 ore su 24 e la socialità è svolta in una sorta di gabbione nelle 4 ore d’aria. Peggiori le condizioni del reparto di media sicurezza, Mediterraneo, con infiltrazioni e muri scrostati, mentre nel Tirreno che verrà inaugurato il prossimo autunno ci sarà il riscaldamento e saranno ospitati i detenuti protetti. L’acqua che esce dai rubinetti è gialla, non può essere utilizzata per cucinare ma chi può la acquista, tranne i detenuti stranieri che non se lo possono permettere e devono anche berla. Registrata la carenza di polizia penitenziaria: previsti 300 agenti ma presenti 230, e le nuove immissioni non compensano i pensionamenti. Molte attività non possono essere svolte per carenza in pianta organica. Non emergono all’apparenza carenze di educatori e psicologi ma secondo i detenuti vedere gli stessi educatori, gli assistenti sociali e responsabili del Sert non è una cosa semplice. Presenti molti detenuti di tipo psichiatrico, tossicodipendenti e sieropositivi e tuttavia si registrano carenze nell’assistenza di tipo sanitaria. Nota totalmente negativa è l’assenza di lavoro: solo 70 detenuti lavorano e solo 5 con datori di lavoro esterni: una percentuale inferiore al 15 per cento. Limitate le attività scolastiche e di formazione. La condizione più grave è in assoluto quella degli stranieri, 110 in questo carcere, che non hanno mai potuto fare una telefonata alla famiglia per avvisarla. Sono i più poveri e non possono acquistare i beni di prima necessità. Un altro dato negativo è la mescolanza di detenuti in attesa di giudizio e detenuti definitivi. Rita Bernardini vuole tuttavia evidenziare una nota positiva e cioè che il padiglione completamente ristrutturato è stato realizzato con poca attesa perché non si è proceduto con l’appalto esterno ed è stato realizzato con il lavoro dei detenuti supportato da alcuni agenti che sanno fare questo mestiere. “L’ex direttore dal DAP, Santi Consolo – dice – ha voluto che le ristrutturazioni fossero fatte proprio attraverso il lavoro dei detenuti, in modo da recuperare posti e possibilità di lavoro, che sono qualificanti da spendere all’esterno. Questa è l’unica nota positiva – conclude – tutto il resto è illegalità. E’ costantemente negata soprattutto agli stranieri la prima telefonata a casa: non fanno colloqui e sono disperati”.

Rita Bernardini, infine, lancia un appello al Ministro di Giustizia Alfonso Bonafede: “I detenuti in queste condizioni sono dimenticati dalla Legge, dalla Costituzione, dal Governo, dal Parlamento”.