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L’ex responsabile operativo per il meridione di EnergetikaAmbiente dovrà, comunque, resterà nel comune di residenza. 

L’architetto Giovanni Picone, da sabato scorso, non è più agli arresti domiciliari. L’ex responsabile operativo per l’Italia meridionale di EnergetikaAmbiente era stato tratto in arresto, assieme a Benedetto Cottone, capo cantiere del centro raccolta di Alcamo della società che si occupa di raccolta e smaltimento rifiuti urbani, lo scorso 16 maggio. Per loro l’accusa della Direzione Distrettuale, competente territorialmente per questa tipologia di reati, è di traffico illecito di rifiuti e inquinamento ambientale. Per i carabinieri del Centro Anticrimine Natura di Palermo, gli indagati avrebbero condotto un sistematico sversamento dei rifiuti prodotti dalla frazione organica dei rifiuti urbani oltre che una presunta dispersione delle terre da spazzamento prelevate dal servizio di pulizia delle strade, garantendo, così, un significativo ed illecito abbattimento dei costi in favore dell’azienda. I PM, oltretutto, posero sotto sequestro l’autoparco societario per la zona di Alcamo che si trova nel vicino comune di Partinico e che sarebbe stato usato come centro occulto di stoccaggio e smaltimento rifiuti speciali ed urbani pericolosi. Oltre ai loro provvedimenti, vennero notificati otto avvisi di garanzia ad altri dipendenti, sequestrando dieci automezzi societari. Per la EnergetikaAmbiente, invece, il Gip non ritenne di applicare alcuna misura di responsabilità amministrativa, tanto da scrivere nero su bianco che la “231”, normativa che prevede il “reato-presupposto” allargato alle persone giuridiche, di persone e capitali, in determinati reati penali fra cui quelli ambientali, non necessitasse di essere disposta. Il sostituto procuratore Laura Siani, tuttavia, ha ritenuto di richiedere al Gip una misura restrittiva alternativa: limite orario e territoriale per la circolazione dell’indagato. Il giudice per le indagini preliminari, Walter Tortorici, ha accolto quella territoriale rigettando, invece, la prescrizione oraria. Picone dovrà dunque restare, a meno di specifica autorizzazione dei magistrati, nel comune di residenza, Trapani. Una tempistica oggettivamente surreale -trapela dalla difesa- visto che la richiesta del provvedimento, “perché le misure cautelari fossero affievolite”, è  arrivata pochissimi giorni prima della scadenza naturale dei termini per la misura cautelare, cioè 3 mesi, che questa tipologia di reati prevedono. Anche alla luce della posizione nella vicenda di Picone che appare marginale, visto che nell’ordinanza c’è solo una intercettazione in cui l’architetto, dopo la chiamata del Cottone, avrebbe genericamente rimesso al capo cantiere il da farsi per sbrigare alcune incombenze di smaltimento dei rifiuti raccolti. Tutte spiegazioni date dall’architetto Picone ai PM quando chiese di essere sentito di sua spontanea volontà dopo l’ordinanza cautelare, alla presenza di uno dei 2 suoi legali, Paolo Paladino del foro di Marsala. Dichiarazioni che evidentemente non hanno convinto del tutto la Procura, vista la richiesta della scorsa settimana. Ragioni, comunque, che la difesa è convinta di far valere dell’eventuale giudizio assolutamente convinta della legittimità del comportamento del dirigente di EnergetikaAmbiente.