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Potrebbe essere un autentico angolo di paradiso tra natura e storia ultra millennaria. E forse un giorno, quando i progetti a suo tempo annunciati diventeranno realtà, se e quando ciò accadrà, questo angolo di Erice sarà valorizzato come merita. Ma intanto il quadro che ne viene fuori, anche in questa calda estate con il borgo medievale pieno di visitatori, è di totale abbandono e degrado, con le mura ciclopiche, che si dice risalgano ai tempi dei Elimi, ridotte ad un vero e proprio vespasiano, con fazzolettini e odori che rendono perfettamente l’idea dell’uso, decisamente poco consono al luogo, che ne fa qualche turista durante le proprie passeggiate. Accade così che gli escrementi, non di cani gatti, restino in “bella vista” proprio davanti le mura. Anche lungo la via dell’Addolorata, strada tutta di pietra che va porta Carmine alla chiesa di Sant’Orsola. Una delle più suggestive del centro storico ericino frequentata ogni giorno da centinaia di visitatori. In un lato o nell’altro delle mura elimo-puniche ci si imbatte in improvvisati angoli wc. Con fazzolettini sporchi a pochi centri dei massi megalitici, come lungo i sentieri che si addentrano per il bosco antico. Comportamenti sicuramente non rispettosi della storia ed importanza di quello che è considerato uno dei monumenti più antichi e meglio conservati della Sicilia. Ma non finisce qui, perché a ridosso della cinta muraria ericina, datata attorno al settimo secolo avanti Cristo, si trovano rifiuti di ogni genere e tipo. Il “tour nella monnezza” parte da davanti la Matrice: si va dall’immancabile bottiglia di birra, ai sacchetti dell’immondizia lasciati incivilmente tra il verde fino ad una lampada a neon proveniente da chissà da quale vicina abitazione. Compresi gli scarti delle portatura. Quasi nascosti tra la vegetazione ci sono anche copertoni e tanta altra roba lanciata dalla vicina via Rabadà verso il bosco antico. Che somiglia sempre più ad una discarica a cielo aperto. Che peccato!

Eppure passeggiare lungo il sentieri delle mura elimo-puniche regala una meravigliosa sensazione di quiete e pace. Ad un tiro di schioppo del centro abitato è infatti possibile immergersi nei silenzi di questo polmone verde della montagna di Erice, l’ultimo rimasto sulla cima del Monte che fu della dea Venere. Ma, purtroppo, decisamente poco curato. E trasformato in autentica pattumiera. Così, chi decide di concedersi una passeggiata in questo percorso, lungo circa un chilometro e praticamente alla portata di tutti, oltre ai rifiuti sparsi qua e là deve fare anche i conti con l’erba alta, che in alcuni punti chiude quasi il passaggio, come sotto il piede del diavolo, nei pressi di porta Spada, dove il passaggio è ostruito da un albero caduto circa un anno addietro. E si continua a stento, tra la folta vegetazione, anche sul lato sotto le chiese di Sant’Antonio e Sant’Orsola: anche qui erbacee e fitta vegetazione. E pensare che in questo percorso, che dalla Matrice porta al quartiere Spagnolo passando da Porta Carmine e Porta Spada, un tempo c’erano anche i tavoli e le panchine dove fare i pic-nic. Ma delle aree di sosta non resta più niente. Come non esiste più l’originario impianto di illuminazione. Tutto andato a malora. Qui i “che peccato” si sprecano. Ed è un continuo susseguirsi, passo dopo passo, di pugni allo stomaco, nel vedere tutto questa bellezza praticamente offesa. Profanata. Eppure parliamo di una delle zone più affascinanti e caratteristiche di Erice, quella delle mura ciclopiche. Che con i loro blocchi megalitici ci raccontano tre mila anni di storia. Ancora impressa nelle lettere puniche. O nei tanti racconti che aleggiano tra porte e portielle. Alcune delle quali ci parlano di santi e diavoli.  Altri ci riportano indietro nei secoli, ai Vespri Siciliani. O alle leggende che aleggiano tra i rami del bosco antico, quanto nelle giornate di nebbia, nel gioco di luci ed ombre, questi alberi prendono strane forme. E tutto, davvero tutto, diventa una storia da narrare. Un’emozione da trasmettere. Un grande patrimonio di bellezza da condividere.

Al momento, però, da condividere con i visitatori ci sono anche tanti rifiuti. E l’ennesima occasione persa per il territorio. Certo, c’è da dire che il sentiero delle mura, con il suo bosco, presto potrebbero cambiare volto. Il condizionale, fino ad avvio dei lavori, resta d’obbligo. Per valorizzare il bosco antico l’amministrazione comunale di Erice ha infatti presentato un progetto all’assessorato regionale per il Territorio e l’ambiente, per concorrere al bando che, nell’ambito della misura 6.5.1 del PO Fesr Sicilia 2014-2020, assegna finanziamenti ai comuni per la riqualificazione di aree naturali protette. La giunta municipale guidata dal sindaco Daniela Toscano nei mesi scorsi ha approvato lo studio di fattibilità per un importo complessivo di poco più di 589 mila euro. La richiesta di partecipazione al bando è stata inoltrata lo scorso 10 giugno. Si attende il decreto di finanziamento. Vedremo. C’è anche un altro intervento di riqualificazione in ballo, che riguarda invece il sentiero delle mura. Ma qui la strada è ancora tutta in salita. E le ultime notizie arrivate dall’amministrazione della vetta non lasciando sperare nulla di buono. Tutt’altro.

A fine 2017 il Comune di Erice aveva presentato un progetto di recupero per l’itinerario delle mura elimo-puniche, dove è prevista anche la riqualificazione della Baita comunale di via Apollonis, per un importo di 200 mila euro, nell’ambito della sottomisura 7.5 del Psr Sicilia 2014/2020 dell’assessorato regionale dell’Agricoltura. Il recupero del percorso, in chiave turistica ed escursionistica, sembrava davvero cosa fatta, visto che il progetto si era piazzato al 14esimo posto della graduatoria, e quindi tra quelli finanziabili nell’ambito di un fondo complessivo di 4 milioni di euro. Solo che, come fatto sapere dall’assessore Gianni Mauro, che in questi mesi ne ha seguito l’iter, il progetto del Comune di Erice è passato dal 14esimo al 41esimo posto. E quindi fuori dalla possibilità di ricevere le somme necessarie per andare in appalto. Tutto fermo dunque, con l’amministrazione comunale ericina che sta valutando il da farsi. Probabilmente sarà presentato un ricorso. Insomma, i tempi per vedere il sentieri rinascere nuova vita, spianando un nuovo cammino per il turismo del Monte in chiave escursionistica, puntando sul trekking e sulle passeggiate nella natura, sembrano destinati ad allungarsi ulteriormente. Ed intanto il bosco, con i suoi percorsi ad un tiro di schioppo dal centro abitato, continua a versare in condizioni i degrado. Con rifiuti sparsi ovunque, erbacee, alberi a terra e tanti trochi avvolti dall’edera che minacciando di venir giù da un momento all’alto. Un quadro desolante in un angolo di Erice che, se valorizzato, potrebbe dare nuove prospettive di sviluppo. Sicuramente altrove non si sarebbe arrivati a questo punto. Chissà, forse avrebbero realizzato un vero e proprio parco con aree di sosta pic-nic e altri servizi in modo da valorizzare anche la mura elimo-puniche ed il bosco. Tra i monumenti più antichi della Sicilia e con una storia che potrebbero raccontare i tanti ragazzi costretti ogni anno ad andare via. Ad emigrare altrove piuttosto che costruire il loro futuro in una montagna che ha tanto da offrire. E che, nonostante tutto, incanta da ogni versante per i suoi paesaggi mozzafiato ed il rintocco della campane che si sente camminando nei silenzi del bosco. Un mix di natura, storia e bellezza che se “condito” dai tanti racconti che aleggiano sulla cima del Monte potrebbero davvero accompagnare gli escursionisti in un viaggio carico di emozioni. Da condividere assolutamente con il resto del mondo. Ma senza monnezza e gli improvvisati vespasiani che offendono la montagna che fu della dea Venere.

Mario Torrente

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