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La venditrice ambulante che ha incontrato la solidarietà delle mamme trapanesi.

Quello che colpisce di Marianne è il suo sorriso, una timidezza mista ad imbarazzo quando qualcuno la riconosce e le chiede di fare una foto. E’ lei la venditrice ambulante, che gira per la spiaggia di San Giuliano con una enorme cesta sulla testa contente bijou, che ha accolto la proposta di alcune mamme di lasciare la figlioletta di tre anni, che di solito portava dietro la schiena legata a sé da una fascia, a giocare e mangiare assieme agli altri bimbi, in modo da consentirle di lavorare più tranquillamente.
37 anni, Senegalese, sposata, Marianne ha altri due figli, di 15 e 13 anni, rimasti in Senegal, accuditi dalla moglie del fratello. Lei ed il marito sono arrivati in Italia quattro anni fa, a bordo di una barcone per scappare dalla povertà. Da Lampedusa, dove sono approdati, a Roma dove lui svolge il lavoro di ambulante. Vivono nella Capitale assieme alla piccola Fatima di 3 anni. La Sicilia è una parentesi estiva- ci spiega- per racimolare qualcosina in più. Da giugno alloggia, infatti, in un camping a San Vito Lo Capo e alcune volte alla settimana si sposta sul litorale ericino, sempre con la bambina al seguito. E’ lì che ha incontrato la solidarietà di tante mamme che si prendono cura della sua piccola. Non si tratta di un fatto sporadico, accade ogni volta che viene a lavorare ad Erice. Nel nostro Paese vive bene, dice di non aver mai subito discriminazioni, neanche prima del clamore mediatico. La sua è una storia di migrazione, come quella di tanta gente che arriva dall’altra sponda del Mediterrnaeo, di voglia di riscatto attraverso la dignità del lavoro. Il suo sogno? Portare i figli rimasti in Senegal in Italia per offrire loro un futuro migliore.

Ninni Cannizzo

GUARDA IL SERVIZIO CON L’INTERVISTA ALL’AMBULANTE