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Ultimo concerto, ieri sera, della rassegna musicale

Un viaggio alla riscoperta delle radici autentiche del jazz. E’ stato questo il filo conduttore del concerto di Lino Patruno che, assieme alla sua band, ha suonato alcuni grandi classici come Cheek to cheek, Bye Bye Blues e  Chine Boy alternando voce, chitarra e banjo. Nato a Crotone 83 anni fa, artistica poliedrico, Patruno è indubbiamente il custode della memoria storica di questo  genere musicale, nato proprio in Sicilia, con Nick La Rocca, all’inizio del 1900. Una presenza di prestigio che ha chiuso l’edizione 2019 del San Vito Jazz, rassegna promossa dall’amministrazione comunale di San Vito Lo Capo con la collaborazione dell’Aots. Quasi due ore di concerto, davanti ad un pubblico numeroso, alternati a racconti e ad aneddoti di una vita spesa per la musica a contatto con artisti internazionali.

Sul palco, anche un trombettista del calibro di Micheal Supnick ed il violinista Mauro Carpi che, per l’ultima serata, ha lasciato la veste di direttore artistico per suonare assieme al grande maestro con il quale ha condiviso tante altre esperienze di lavoro.

Una edizione ricca e molto apprezzata quella di quest’anno del “San Vito  Jazz” con  16 appuntamenti musicali itineranti, curati da Dario Peraino,  e i quattro concerti finali di settembre, con artisti affermati e conosciuti come Luca Filastro e Nino Buonocore che hanno offerto una proposta di intrattenimento culturale di alto livello- come sottolineato dal sindaco Giuseppe Peraino che  ha scommesso, ampliandola, sul ritorno della kermesse musicale ringraziando il maestro Carpi per il prezioso e sapiente lavoro svolto.

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