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Non c’è pace per la marineria mazarese disorientata, tra intese fasulle, necessità produttive, e diplomazie commerciali e internazionali in disaccordo tra loro

di Fabio Pace

Federpesca per tramite del suo presidente, Luigi Giannini (nella foto con alcuni ufficiali delle autorità di Cirenaica e alle spalleun ritratto del generale Haftar), nei giorni scorsi aveva annunciato un accordo, di durata quinquennale, con la Libyan Military Investment and Public Works, legata all’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) del generale Khalifa Haftar. La stessa Federpesca, però, nei giorni scorsi ha fatto marcia indietro annunciando la sospensione dell’intesa che non è piaciuta alle autorità di Tripoli di Al Serraj che, in una nota inviata all’ambasciata d’Italia in Libia, hanno definito la Libyan Military Investment and Public Works «un organismo illegale; e avervi contatti è una violazione delle risoluzioni internazionali». L’accordo in linea teorica avrebbe dovuto mettere al riparo i pescherecci italiani dal rischio di operare, in assenza di autorizzazione, in una zona di mare particolarmente pescosa, quella in cui nei giorni scorsi sono stati mitragliati dei pescherecci mazaresi. L’accordo aveva già messo in allarme la marineria mazarese, e il Presidente del Distretto della Pesca, Nino Carlino, aveva manifestato tutta la sua preoccupazione e ricordato criticamente a Federpesca come non fosse possibile sottoscrivere un accordo con una autorità internazionalmente non riconosciuta, dimenticando, in sovrappiù, che la competenza esclusiva in materia di pesca è della Unione Europea. Carlino, al contrario, ha ribadito la pericolosità dell’aria di pesca prospicente la Libia fino a 70 miglia nautiche dalla costa. L’accordo ora è annullato ma rimane il quesito: come sia stato possibile che i vertici di un organismo come Federpesca abbiano sottoscrittop un accordo da 100mila euro al mese per cinque anni, con una autorità che è assimilata a una sorta di organizzazione terroristica?