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Il commento di Fabio Tartamella per analizzare il delicato momento del Trapani

Sinceramente. Non sta accadendo nulla che mi stia sorprendendo. Certo, speravo anche io che le cose andassero in maniera diversa e che il bottino, dopo tre giornate, non fosse questo. Immaginavo, però, che ci fosse un prezzo da pagare. E anche alto. Abbiamo vinto due volte il campionato, a giugno scorso: la prima sul campo, in maniera del tutto imprevedibile; la seconda, in quel folle weekend del passaggio di proprietà del club dal notaio di Roma e nel lunedì successivo, con la rincorsa (altrettanto folle) per trovare sponsor, versare bonifici e correre contro ilo tempo. E’ stato tutta un’operazione di salvataggio, in cui decine di persone ci hanno messo cuore e bocca. Ognuno con la sua opinione, la propria sensibilità. Spesso, ognuno con dei propri soldi. Sono seguite le scelte tecniche e societarie, influenzate da mille fattori, portate a termine da una proprietà nuova e inesperta (almeno di “trapanesità”), che sognava ben altro principio di stagione. Ovvio che la prestazione di Cittadella, considerata peraltro la chiara involuzione rispetto alla prima di Ascoli, abbia preoccupato. Adesso, però, perché farsi prendere dall’ansia? Paradossalmente, la crisi giunta subito, senza illusioni, a toccare la dura realtà immediatamente, è da considerare un vantaggio. Immaginiamo se avessimo raccolto tre o quattro punti in queste prime giornate di campionato, e poi fosse arrivata una striscia negativa. Sarebbe stato sicuramente peggio, ci avrebbe condotto allo sconforto molto più di quanto accada oggi. Il problema è un altro: da dove ripartire? Da noi stessi. Quando faccio fatica a ricordare chi siamo, da dove veniamo e quale debba essere il nostro obiettivo, affondo sempre mani e testa nel passato. Così, domenica pomeriggio, mi sono messo a scorrere sul web il nostro campionato di serie B. Settembre 2013, terza giornata. Giochiamo ad Empoli. Noi, il solito 4-4-2 di Boscaglia: Nordi in porta, Lo Bue e Rizzato esterni difensivi, il Capitano (anche di oggi) e Martinelli centrali; a metà campo, Caccetta e Pirrone in mezzo, sulle ali Garufo e Nizzetto. Davanti, Giovannino Abate e Matteo Mancosu. Vado sui nomi dell’Empoli: allenatore? Sarri. In ordine sparso: Mario Rui, Rugani, Tonelli, Maccarone, Tavano… Finale 1-1, pareggio di Iunco a venti minuti dalla fine e corsa di un’intera città dietro di lui, verso la solita meravigliosa macchia granata del settore ospiti. Ci piaccia o meno: siamo questi. Siamo i “figli” calcistici di Caccetta e Madonia. Siamo l’evoluzione di quell’umiltà, di quel modo di fare calcio e vivere l’ambiente. Siamo quelli che dobbiamo ereditare quell’atteggiamento. Siamo quelli che magari sbagliamo il passaggio, ma arriviamo sempre mezzo metro prima dell’avversario. Siamo quelli che trasformano i limiti in pregi: con la compattezza. Siamo quelli che non possiamo pagare stipendi alti e ne siamo orgogliosi. Siamo quelli che appena provano a mettere il frac, togliendosi la tuta da meccanico, diventano la caricatura di se stessi: fragili e senza identità. Prima di ritrovarci, però, avevamo bisogno di ricordarci chi siamo e cosa dobbiamo fare per conservare questa benedetta serie B. Non è questione di soldi, di moduli. E’ questione di riappropriarsi di se stessi, di riacchiappare il senso di cosa siamo. Personalmente, per come mi sento tifoso del Trapani, non ho nessun rammarico per chi sarebbe potuto arrivare e non è arrivato. Tutt’altro. I miei giocatori, il mio allenatore, sono sempre i migliori. Ho rammarico solo quando respiro un’aria diversa da quella che ci ha sempre condotto a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Quando smarriamo il senso di comunità e della maglia. Quando ci dimentichiamo la durezza dell’essere uomini di mare che entrano in uno stadio e iniziano con pazienza e il sorriso, a mettere in acqua le reti. Ci vogliono forza, testa, braccia, collaborazione. Ognuno nel proprio ruolo. Se necessario, il comandante deve diventare mozzo: un minuto, un giorno o un’ora. Noi tifosi compresi. E allora, con questo spirito, capita pure (perché lo fai capitare) che con Caccetta, Pirrone, Lo Bue e Madonia (li ricorderò sempre con affetto infinito per quello che mi hanno dato) imbrigli Sarri, Maccarone, Tavano, Rugani e Mario Rui. Forza e coraggio: con questo animo, il nostro campionato può iniziare davvero domenica sera.

Fabio Tartamella