Il progetto Confiscati Bene 2.0 prova a spiegare il perché di tanti fallimenti. Il presidente di Telesud Massimo Marino, nell’approfondimento delle14.20, commenta il risultato della ricerca.

“Con la mafia si lavora, senza no”. È questa la prima frase di un articolo di qualche giorno fa apparso sul Fatto Quotidiano che provava a spiegare “il fine vita delle società confiscate”. Da sé, è tutto un programma; scorrendo l’articolo, poi, la tesi è surreale. La cronache ci hanno riferito in questi anni di “cerchi magici” nelle amministrazioni giudiziarie, di “sistema Saguto”, di inefficienza e depauperamento di aziende sane e longeve. Adesso, invece, il progetto “Confiscati Bene 2.0” ci riferisce di una realtà ben diversa. Certo, le banche chiudono i rubinetti, gli amministratori “non sono esperti di imprese edili e rurali” – come “ci spiega” Salvatore Inguì, coordinatore responsabile di Libera Trapani che parla della questione dei terreni rurali…, scrive il Fatto- ma sostanzialmente la colpa del fallimento delle aziende confiscate alla criminalità organizzata sarebbe della mafia stessa che “con il suo grado d’infiltrazione, una volta tornati alla legalità, influisce non poco nello stabilire un piano industriale.” Insomma, “a più di 20 anni dalla legge pilota si parla di 14 mila aziende passati nelle mani dello stato, di cui solo il 20% è stato in grado di resistere sul mercato. Bilancio che con il tempo è peggiorato, portando circa il 90% delle aziende alla cessazione o liquidazione.” Ma chi ha redatto i dati? Libera, l’Eurispes-l’Istituto di ricerca degli Italiani e l’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati. Fra coloro che più di ogni altro hanno tratto “benefici” negli affidamenti, Libera – regina incontrastata dell’antimafia praticante con un suo uomo di primissimo piano proprio nell’amministrazioni giudiziarie, Luigi Miserendino, arrestato ed in attesa di giudizio perché accusato dalla Procura di Palermo di essere “un infedele servitore dello Stato” nella gestione dei beni del Gruppo Ferdico – e l’ANBSC con postazioni di indubbio privilegio nell’esercitare “peso politico” nel lucroso mondo dell’antimafia, come il padre padrone di Confindustria Sicilia, Antonello Montante ha dimostrato prima di ricevere una condanna a 14 anni di reclusione per associazione a delinquere e corruzione; per anni membro del direttivo della stessa Agenzia mentre spiava magistrati e creava dossier ricattatori. Quel Montante che avrebbe ricevuto la confidenza, da parte dell’ex Questore di Trapani, Carmine Esposito, del sequestro Funaro, azienda che dopo 85 anni di vita è stata messa in liquidazione per mancanza di commesse, dopo appena 3 anni di amministrazione giudiziaria. La soluzione? “Oltre a potenziare l’Agenzia dei beni e snellire le procedure c’è bisogno di finanziamenti cospicui per impedire che i beni si coprano di muffa offrendo ai mafiosi un argomento per sostenere che loro restano i più forti.” Parola di Giancarlo Caselli, altra superstar antimafia, notoriamente assai vicino a Libera, oggi Direttore dell’Osservatorio sulla criminalità nel settore agro-alimentare, insomma, si batte cassa, con l’artiglieria pesante, per salvare il salvabile. Di chi è da vedere. Una tesi tanto surreale quanto ridicola. Certo, il problema bancario è reale così come del sale “mercato stanco” – come se la concorrenza, invece, lavorasse ogni giorno in un “mercato riposato” e senza alcun beneficio fiscale dì cui gode talvolta l’azienda confiscata…- ma non ci sembra di ricordare che Libera si lamentasse l’incompetenza degli amministratori giudiziari prima che scoppiasse lo scandalo Saguto e dei relativi “cerchi magici” negli affidamenti dove il “suo” Miserendino era fra i più quotati in Sicilia. Chiunque conosca le storie aziendali dell’isola sa benissimo, come tante cronache giudiziarie ci stanno raccontando…,lo spoliamento continuo che le società sequestrate hanno subìto negli anni con consulenze allegre e gestioni clientelari. L’augurio è quello che la politica non si presti più, come troppe volte fatte in passato, al sostentamento di questa antimafia farlocco, ormai priva di ogni credibilità che ancora ha la presunzione e la sfacciattagine di proprinarci questi ultimi, ci si augura, colpi di coda. E sulla pelle di noi cittadini contribuenti.

Massimo Marino 
Presidente di Telesud