Secondo la sezione provinciale della Federazione dei cacciatori l’iniziativa di Legambiente, Lipu e WWF è ideologica e non combatte il bracconaggio

A Federcaccia Trapani non è piaciuta la richiesta di sospendere l’attività venatoria in provincia di Trapani fino al 31 ottobre avanzata all’Assessore Regionale dell’Agricoltura da parte di Legambiente, Lipu, WWF a seguito di casi di bracconaggio verificatisi in provincia. In un comunicato a firma di Antonino Incammisa, presidente provinciale della Federazione Italiana della Caccia, l’iniziativa viene giudicata «strumentale» e «ideologica», oltre che inutile per combattere il bracconaggio «essendo assodato che la chiusura dell’attività venatoria non eliminerebbe una piaga che i cacciatori sono i primi a condannare». Per altro per Incammisa è appurato che «nella stragrande maggioranza dei casi l’abbattimento di selvatici protetti avviene in attività venatoria chiusa, riconducibili quindi ad individui che nulla hanno a che vedere con la caccia. I bracconieri non hanno calendario né orologio e in moltissimi casi nemmeno una licenza di caccia». Federcaccia Trapani ritiene invece che «il problema va riportato nella giusta dimensione e direzione, non certo con la chiusura dell’attività venatoria, ma con iniziative volte alla reale tutela del territorio e della fauna selvatica, sia in ambito provinciale che regionale». Per esempio, dice Incammisa, reinvestendo le somme pagate dai cacciatori per le licenze alla tutela dei territori destinati alla caccia, spesso devastati dagli incendi e quindi inaccessibili ai cacciatori, al ripopolamento della selvaggina stanziale, proteggendola dalle epidemie che l’hanno decimata in molte zone, e alla lotta al bracconaggio. Tutte buone pratiche ignorate dalla Regione che quelle somme incamera nel calderone del bilancio regionale.