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Di Pamela Giacomarro

Il presunto boss di Favignana, Vito D’Angelo, di 71 anni, torna in carcere. L’ordinanza di aggravamento della misura cautelare, così come disposto dal gip di Palermo, è stata eseguita ieri dai carabinieri del comando provinciale di Trapani. L’uomo era stato tratto in arresto lo scorso 5 marzo durante l’Operazione antimafia “Scrigno” assieme ad altre 26 persone accusate a vario titolo di associazione mafiosa, scambio elettorale politico mafioso, estorsione, danneggiamento seguito da incendio e altro, tutti reati aggravati dal metodo mafioso. In questo contesto, il D’angelo era ritenuto il vertice di un’articolazione operativa di Cosa Nostra sull’isola Favignana. Dopo alcuni mesi di detenzione presso il carcere Pagliarelli di Palermo, il 71enne era stato sottoposto al regime degli arresti domiciliari poiché le sue condizioni di salute erano ritenute incompatibili con il regime carcerario. Una serie di servizi di osservazione da parte dei militari dell’Arma hanno permesso però di rilevare non solo uno stato di salute del D’Angelo tale da consentirgli di svolgere diverse attività fisiche ma, soprattutto, la violazione delle prescrizioni relative ai divieti di comunicazione con persone non autorizzate. L’uomo avrebbe infatti incontrato più volte Francesco Virga e Francesco Peralta, indagati nell’ambito della stessa operazione. L’attività svolta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Trapani, ha messo in luce l’assoluta necessità della detenzione in carcere al fine di interrompere i numerosi contatti che avevano portato il D’Angelo ad essere un vero e proprio punto di riferimento della criminalità organizzata trapanese.